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Furto di idrocarburi negli oleodotti: otto misure cautelari nel Catanese e nel Siracusano

Otto misure cautelari nelle province di Siracusa e Catania sono state eseguite da circa 50 carabinieri del comando provinciale di Siracusa e della compagnia aeronautica militare di Sigonella, coadiuvati dal comando provinciale di Catania: le otto persone sono ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata ai reati di furto di idrocarburi e ricettazione.

I NOMI: Questi i nomi delle otto persone raggiunte da misure cautelari: Salvatore Castro, 59 anni, di Acireale; Claudiu Iulian Spansenschi, romeno di 40 anni, residente ad Augusta; i catanesi Giovanni Scardaci, 52 anni; Michele Lombardo, di 43; William Saccone, di 39 anni; Valentino Pillera, 35 anni; Massimo Scardaci, 46 anni; Isidoro Di Stefano, 38 anni, residente a Carlentini.

LA TECNICA DEL FURTO:  I furti avvenivano negli oleodotti di collegamento tra la stazione di spinta ‘Nato’, situata ad Augusta in contrada San Cusumano, e quella della base di Sigonella, nonché delle Raffinerie ‘Sasol Italy’ di Augusta e ‘Isab’ di Priolo Gargallo. L’operazione è stata denominata ‘Black gold’.

I presunti responsabili del furto avrebbero estratto cherosene Jp5 Jet Propellant (carburante per uso aereo) in danno delle amministrazioni militari italiana e statunitense e alle industrie petrolchimiche. Il carburante sottratto ammonta a più di 200 mila litri, per un valore di circa 170 mila euro. I danni causati alle condotte ammontano a quasi un milione di euro.

Il carburante avio, miscelato con altri componenti, veniva riciclato per l’autotrazione di mezzi terrestri. Tecnici, idraulici e autotrasportatori, utilizzando schede telefoniche intestate a ignari extracomunitari, individuavano il punto più idoneo dove effettuare l’estrazione. Praticavano buche nel terreno, perforando gli oleodotti. Veniva posizionata una ganascia metallica dotata di valvola regolabile, in gergo denominata cravatta, collocata sulla condotta per trasferire il carburante in autobotti (rubate) o cisterne di plastica.

ALTRE IPOTESI DI REATO: È stato anche contestato il reato di distruzione e sabotaggio di opere militari poiché rendevano in parte inservibili le condutture usate per il servizio delle Forze armate; nonché il reato di inquinamento ambientale per lo sversamento di idrocarburi stimato in circa 30 mila litri. L’attività di osservazione, condotta tra febbraio e agosto 2018, ha consentito 5 arresti in flagranza e vari sequestri di materiale. L’indagine, che vede indagate altre 6 persone non raggiunte dalle misure notificate oggi, ha anche scoperto un furto in un deposito materiali della Marina militare italiana.

 

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