Giornale di Sicilia, previsti tagli in quattro province “orientali”: la protesta del Cdr

La grave crisi in cui versa il Giornale di Sicilia, storico quotidiano di Palermo dal 1860, continua a essere al centro di una “vivace” dialettica sindacale tra la redazione, il sindacato dei giornalisti e la proprietà. È imminente – come anticipato da L’Opinione della Sicilia – la chiusura delle pagine provinciali di Catania, Messina, Ragusa e Siracusa del Giornale di Sicilia, che potrebbero “sparire” dal giornale nel giro di pochi giorni.

L’Assostampa, il sindacato di categoria, prende posizione con una nota congiunta dei segretari provinciali di Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Daniele Lo Porto, Giuseppe Gulletta, Gianni Molè e Prospero Dente secondo i quali questa decisione “mortifica la storia decennale di tantissimi cronisti, elimina uno strumento di confronto, analisi e denuncia sempre al fianco dei lettori e tutti i cittadini. Il piano editoriale, lontano dai proclami di rilancio e investimento sul territorio, toglie, in maniera incomprensibile, un’altra voce autorevole alle nostre province riproponendo quanto avvenuto, tre anni fa, con la chiusura delle redazioni della Gazzetta del Sud. Lo stesso editore, a distanza di poco tempo, decide, in buona sostanza, di mortificare ancora una volta una fascia di  Sicilia, abdicando quel ruolo autorevole, libero, responsabile, coraggioso, alla deriva social, ai tanti (purtroppo) finti giornalisti che popolano la rete. La chiusura di quattro redazioni che hanno contribuito alla storia di questo quotidiano, è una sconfitta assai grave. Questa scelta priverà i tanti lettori di una ulteriore voce; priverà molti lettori di quella ulteriore informazione che, in questa epoca, resta avamposto di ricerca di verità e di raziocinio davanti alle urla mediatiche scomposte”.

Lino Morgante, amministratore delegato della Società Editrice Sud proprietaria di Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia, spiega le scelte della proprietà. “Noi stiamo razionalizzando le edizioni. Quando abbiamo acquisito la maggioranza del Giornale di Sicilia sapevano che i problemi erano tanti e che riguardavano non solo quella testata ma il mondo dell’editoria in generale. Ci stiamo impegnando a rimettere in piedi i conti dell’azienda. Siamo editori puri e quindi non possiamo non tenere conto del rapporto ricavi-costi: i nostri introiti sono dati solo dalle vendite e dalla pubblicità. Dobbiamo prendere atto che è necessario attuare ulteriori risparmi per garantire la continuità aziendale. Noi resteremo nelle aree di Ragusa e Siracusa e nella Sicilia orientale con l’edizione principale del GdS e dedicheremo delle pagine agli eventi più importanti di quella zona com’è sempre stato. Il Giornale di Sicilia non sta lasciando il presidio della Sicilia Orientale. Saremo presenti con l’edizione di Palermo che è la più importante e con le pagine regionali dedicate ai fatti più importanti nel territorio. Consideriamo la Sicilia una regione unica che va presidiata in tutte le sue aree tenendo però conto delle forze in campo e delle risorse di cui disponiamo”.

Il Comitato di Redazione del Giornale di Sicilia esprime “la propria preoccupazione e la propria opposizione al piano preannunciato dall’azienda che prevede la chiusura dell’edizione della Sicilia Orientale. Chiusura che comporterebbe l’abbandono di un territorio importante e strategico per lo stesso giornale. Il Cdr ha già chiesto garanzie sul futuro dei colleghi impiegati negli uffici di corrispondenza delle città coinvolte e dei tantissimi collaboratori che negli anni hanno garantito l’uscita in edicola di un prodotto editoriale completo in ogni sua parte e autorevole. In attesa di un nuovo incontro con l’azienda il Cdr preannuncia una battaglia su questo fronte. Perché, seppur nella consapevolezza di una crisi generale dell’editoria, non si può accettare un arretramento pericoloso per il Giornale di Sicilia e per la stessa pluralità dell’informazione. Il Cdr ritiene che l’azienda, prima di procedere con i tagli, debba organizzare un piano di esodi incentivati in modo da alleggerire senza traumi il peso della redazione. Siamo contrari alla semplice enumerazione di esuberi e chiediamo che l’azienda riporti in redazione la lavorazione del sito internet al momento esternalizzato senza ragione”.

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