Giornale di Sicilia

Giornale di Sicilia, tagli dal 5 agosto a quattro redazioni. La preoccupazione di Assostampa

Dal 5 agosto chiudono le edizioni locali della Sicilia orientale del Giornale di Sicilia. La notizia, ormai ufficiale, è stata accolta con grande allarme dalla redazione del quotidiano palermitano e dal sindacato dei giornalisti, l’Assostampa, secondo cui “non soltanto si interrompe la luce dei riflettori sui fatti di una importante fascia della nostra Isola, ma si spengono anche le voci di un territorio che rappresenta una parte fondamentale della vita politica, sociale ed economica della nostro Isola”.

Roberto Ginex, segretario regionale dell’Assostampa, aggiunge: “Che piaccia o no si perde anche un pezzo fondamentale di informazione, di libertà e di democrazia. Come sindacato dei giornalisti  siamo profondamente preoccupati per il destino che attende i tanti colleghi, coraggiosi cronisti di varie zone della Sicilia, “antenne” indispensabili pronte a captare le notizie di cronaca, politica, economia, imprese, sindacati, sport, cultura, spettacoli che raccontano i fatti delle più disparate realtà. Colleghi che resteranno senza penna e senza giornale”.

Intervengono anche i segretari provinciali Assostampa Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Daniele Lo Porto, Giuseppe Gulletta, Gianni Molè e Prospero Dente. “La nota diffusa dagli editori e dalla direzione del Giornale di Sicilia appare il compendio ideale di quei politici che pensano di imbonire chi gli sta davanti con una serie di frasi ad effetto che non  dicono nulla e confermano, piuttosto, le loro mancanze. Comprendiamo benissimo il nervosismo che traspare dalla nota diffusa. Comprendiamo anche che, quando è impossibile argomentare una risposta, ci si affidi all’attacco dell’altro. La redazione non è esclusivamente un luogo fisico. Rappresenta – così è scritto sui migliori dizionari della lingua italiana – l’insieme dei redattori. Scrivere che verranno chiuse quattro redazioni, quindi, non significa affermare che verranno chiusi altrettanti appartamenti, ma verranno abbandonate, dimezzate (fate voi) quelle piazze”.

“Infine – concludono – una rassicurazione ci sentiamo di farla. Siamo ben consapevoli delle dinamiche e di tutto ciò che si muove attorno ad una azienda editoriale. Sappiamo quanto difficile sia, oggi più che mai, l’impresa editoriale. Siamo altrettanto certi che il rispetto dei ruoli sia l’unica via per provare a risolvere le criticità. Noi manteniamo il nostro con responsabilità ed onestà intellettuale”.

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