Giornata delle vittime del terrorismo: l’Italia ricorda Aldo Moro e Peppino Impastato

Il 9 maggio è il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo: il giorno in cui, 41 anni fa, in via Caetani a Roma, veniva ritrovato il corpo senza vita dell’onorevole ed ex Presidente del Consiglio Aldo Moro, rapito il 16 marzo dalle Brigate Rosse.

Poche ore prima, a Cinisi, nella notte fra l’8 e il 9 maggio, dopo le sue denunce dei crimini della mafia locale, veniva barbaramente ucciso anche Peppino Impastato, il cui corpo venne abbandonato lungo i binari della ferrovia e fatto esplodere con una carica di tritolo. Un’uccisione che venne inizialmente tralasciata sul piano mediatico proprio a causa della contemporanea morte di Moro, rendendo lunga, tortuosa e sofferta la ricerca della verità.

Ore e giorni bui che hanno scosso le coscienze di una nazione e segnato profondamente la storia politica, culturale e sociale dell’Italia, che ancora oggi (a 41 anni di distanza) ricorda due uomini diventati nel frattempo martiri e simbolo di impegno civico.

Oggi una grande folla ha ricordato a Cinisi la figura di Peppino Impastato. “Abbiamo il compito – ha detto il fratello Giovanni – di trasmettere ai giovani, con un linguaggio nuovo, questa storiadi lotta e di coraggio”.

Pietro Grasso Senatore di LeU – “Fu giornalista, militante politico, incallito sognatore. Dai microfoni di “Radio Aut” con pungente ironia e amara verità raccontava i soprusi e gli intrecci criminali di Gaetano Badalamenti, “Tano seduto”. Cento passi li separavano, a Cinisi. Ma nulla lo fermava. Tutti dovevano sapere. Quella di Peppino Impastato è una storia di coraggio. Fu assassinato a trent’anni nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978. Al suo funerale si presentò spontaneamente una folla di giovani provenienti da tutta la Sicilia. Oggi migliaia di ragazzi nel suo ricordo portano avanti la sua stessa battaglia: liberarci dalla mafia”.

Su Aldo Moro invece afferma: “Oggi alla Camera dei deputati per ricordare tutte le vittime del terrorismo: una stagione che superammo unendo le forze per difenderci dalla barbarie e dal furore ideologico di pochi, oltre che dalle trame oscure di chi voleva l’Italia più debole e non democratica. Il pensiero non può non andare ad Aldo Moro. La sua eredità è un patrimonio di cultura, etica pubblica e senso dello Stato che ciascuno di noi – politici e non – dovrebbe far proprio. La morte di Moro, anche dopo così tanto tempo, ci interroga ancora. Ci chiediamo, più di ogni altra cosa: che nazione, che democrazia, che Italia saremmo se il suo progetto politico non fosse stato fermato col sangue?”.

Il senatore del PD Ernesto Magorno – “Oggi, a distanza di 41 anni, nella Giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, è un dovere continuare a ricordare Aldo Moro e Peppino Impastato, esempi positivi di impegno politico, civile e morale, affinché il loro sacrificio non sia stato vano”.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: “Il ricordo di Aldo Moro è ancora oggi intenso cosi come è intenso il suo esempio di democrazia, riconoscimento dei valori e umanità. Un grande statista, un uomo che prima e meglio di altri comprese l’importanza del dialogo oltre gli steccati ideologici e di partito. Moro pagò con il sacrificio della vita il perverso intreccio di interessi terroristici, politici e di apparati deviati dello Stato che volevano opporsi in qualunque modo a quel dialogo e che altre vittime avrebbero fatto negli anni a seguire. Riaffermare e difendere i principi della Costituzione credo che sia il modo migliore per ricordare Peppino Impastato e Piersanti Mattarella, che sembrano così lontani eppure sono così vicini. Sono i due esempi più forti, prima della stagione delle stragi, di rottura con la cultura e politica mafiosa della nostra regione. Uno è l’espressione più alta della società civile che si ribella, l’altro è l’espressione più alta di una Istituzione che si ribella. Tenerli insieme credo che sia il modo migliore per far comprendere che chi combatte o ha combattuto la mafia, ha dovuto superare le contraddizioni della famiglia nel caso di Peppino e le contraddizioni del proprio partito nel caso di Piersanti.”

Giuseppe Lupo capogruppo del PD all’Ars – “Due uomini che, se pur da prospettive differenti hanno dato un contributo importantissimo nella costruzione di un’Italia migliore, libera e democratica. Quel 9 maggio di 41 anni fa è stata scritta una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. C’è voluto tempo affinché la verità venisse se pur parzialmente a galla, ed oggi spetta a noi custodire quel patrimonio di valori che Moro e Impastato ci hanno lasciato”.

Filippo Maria Tripoli (sindaco di Bagheria) – “L’importanza di ricordare uomini come Aldo Moro e Peppino Impastato è duplice: non solo non in questo modo si mantiene vivo il ricordo di uomini che hanno amato la propria Patria, la propria terra ed hanno lottato per degli ideali di pace, libertà, e uguaglianza ma si ricorda che tali sacrifici devono spingerci, singolarmente, a non render vani tali sacrifici, perseguendo sempre, in ogni azione Legalità e Giustizia.  Il 9 maggio 1978, giorno del martirio di Aldo Moro e Peppino Impastato, rappresenta nella Storia del nostro Paese un evento che deve e dovrà essere sempre ricordato perché sono stati uomini che hanno messo prima delle proprie esigenze quelle della Comunità”.

Eleonora Lo Curto (Udc): “Ricordare la figura di Aldo Moro nel quarantunesimo anniversario dell’omicidio dello statista democristiano è un dovere prima che istituzionale soprattutto politico e morale. Lo straordinario patrimonio di valori e ideali per i quali Moro è stato barbaramente processato dalle brigate rosse e ucciso anche dal fuoco amico, rappresenta una testimonianza di cosa debba essere l’impegno di chi nelle Istituzioni democratiche esercita un ruolo politico. Sono proprio i populismi e i sovranismi a rendere più che mai vivo, attuale e illuminante il percorso tracciato con il proprio sangue da Aldo Moro, che indicava nel dialogo tra forze politiche diverse e ideologicamente anche distanti la via privilegiata per mettere al centro l’ “uomo” con i suoi diritti e le sue libertà. Oggi il pericolo  è rappresentato da chi da ministro della Repubblica scimmiotta Mussolini da un balcone di fronte ad una folla acclamante. Questa agghiacciante immagine rende ineludibile e indispensabile l’impegno di tutti i moderati, laici e cattolici a ricordare, nel martirio di Aldo Moro autentico e convinto europeista, autentico e convinto assertore del compromesso storico, come sia necessario tornare al dialogo. Per questo mi piace concludere questa commemorazione con la saggezza delle parole del Papa emerito Benedetto XVI: ‘Essere sobri ed attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale… Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole… Non è morale il moralismo dell’avventura… Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo – “Essere a Cinisi per ricordare Peppino Impastato è un atto doveroso; un doveroso momento di memoria attiva ancora più importante oggi per ribadire l’impegno a difesa della Costituzione e dei suoi valori fondamentali nati dalla lotta antifascista. Riaffermare e difendere i principi della Costituzione credo che sia il modo migliore per ricordare Peppino Impastato e Piersanti Mattarella, che sembrano così lontani eppure sono così vicini. Sono i due esempi più forti, prima della stagione delle stragi, di rottura con la cultura e politica mafiosa della nostra regione. Uno è l’espressione più alta della società civile che si ribella, l’altro è l’espressione più alta di una Istituzione che si ribella”.

Il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte – “41 anni fa la mafia assassinava Peppino Impastato. Ancora vivo è il suo coraggio di ribellarsi, la sua determinazione a non rassegnarsi, a non rimanere in silenzio. Concentrazione massima per contrastare le mafie, per percorrere non cento, ma mille passi in piena libertà”.

Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati – “Peppino Impastato aveva iniziato da giovanissimo la sua battaglia civile e politica diventando un punto di riferimento per i ragazzi che cominciarono a vedere in lui una concreta opportunità di reazione e liberazione dalla prepotenza mafiosa. Era consapevole dei rischi che correva, ma era troppo potente in lui il desiderio di riscattare sé stesso e la sua terra dall’onta della criminalità organizzata. In questo suo impegno c’era una componente rivoluzionaria: apparteneva lui stesso a una famiglia mafiosa. Questo rendeva più eclatanti e più efficaci il lavoro di sensibilizzazione e le denunce che portava avanti”.

“Tanti, anche grazie all’esempio di Impastato, hanno continuato a percorrere idealmente quei “cento passi” tra la sua casa e quella del boss Gaetano Badalamenti, mandante del suo assassinio: ciascuno partecipando con la propria storia, le proprie competenze e il proprio impegno a una battaglia civile contro ogni forma di collusione con le mafie. E credo che la sua testimonianza viva ancora oggi nella voce del giovane figlio di un boss della camorra, che nei giorni scorsi ha partecipato a Napoli a una manifestazione per gridare la sua rabbia contro il sudiciume e la dissolutezza della criminalità organizzata. Istituzioni e politica devono mantenere sempre alta l’attenzione contro il malaffare, la corruzione e tutte le forme di complicità con le mafie. È il modo migliore per ricordare Peppino Impastato e chi, come lui, ha sacrificato la propria vita per non rinunciare a sognare un Paese migliore”.

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