Governo, prove di rimpasto: sulla bilancia il peso dei partiti, senza guardare al merito

La politica non finisce mai di sorprenderci. In queste ore le forze politiche della coalizione che sostiene il governo regionale presieduto da Nello Musumeci, si confronta per dare vita ad un rimpasto della giunta. E’ sulla bocca di tutti la richiesta della Lega che “pretende” l’assessorato all’agricoltura. Delega che Forza Italia non intende mollare se non in cambio di un altro assessorato importante: a prescindere se l’assessore che attualmente regge quel ramo dell’amministrazione abbia fatto bene o male.

L’Udc, a scanso di equivoci, ha annunciato che non intende rinunciare ad alcuno dei due assessorati che detiene (Attività produttive e Energia e Rifiuti). Men che meno gli autonomisti e popolari: tre partiti che hanno ben quattro assessori. Qualcuno dice che Mpa, Cantiere popolare e Idea Sicilia siano sovra-rappresentati rispetto al consenso ottenuto. Unico assessorato libero è quello dei Beni culturali: dopo la morte di Sebastiano Tusa la delega è stata assunta ad interim da Musumeci. Assessorato che è stato offerto alla Lega e sdegnosamente rifiutato.

Un rimpasto che si annuncia difficile perché non ha come obiettivo quello di cambiare quegli assessori che eventualmente non sarebbero stati all’altezza del compito loro assegnato. Insomma, nessuna valutazione nel merito dell’attività assessoriale, piuttosto un riposizionamento delle forze politiche che pensano ormai alle elezioni regionali dell’autunno del 2022. Nei giorni scorsi, molte voci si sono levate in difesa dell’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera: dagli agricoltori agli allevatori, dai consorzi dell’agroalimentare alle sorelle Napoli di Mezzojuso, che da Bandiera hanno avuto un sostegno concreto.

Ed allora, per quale motivo affidare ad un’altra persona l’Agricoltura se l’attuale assessore sta facendo bene? Perché così vuole la Lega, che ha un gruppo parlamentare raccogliticcio, cioè formato da deputati provenienti da altri partito: Orazio Ragusa da Forza Italia; Marianna Caronia, eletta con Forza Italia e subito dopo andata via; Antonio Catalfamo, ex Fratelli d’Italia; Giovanni Bulla, che aveva lasciato l’Udc dove è rientrato precipitosamente, “troppo lontano per cultura politica” dai metodi leghisti. Sembra che anche la Caronia sia sul punto di ripensare la sua adesione alla Lega.

Per carità, in assenza di vincolo di mandato, ognuno si comporta come meglio crede. L’importante sarebbe avere l’onestà di non rimanere in una forza politica solo per il potere.

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