Grazie Presidente per la sua “provocazione”, è importante dare voce ai siciliani

(gm) Da Salvatore Grillo, componente del coordinamento di “Siciliani verso la Costituente”, riceviamo e volentieri pubblichiamo un accorato intervento di estrema attualità.

Il Presidente della Regione Siciliana Musumeci è dovuto intervenire con una dichiarazione per reagire alle performance siciliane di Danilo Toninelli, nato a Soresina in provincia di Cremona, Ministro pro tempore delle infrastrutture e dei Trasporti, divenuto recentemente popolare per una numerosa serie di gaffe, la più nota delle quali quella tirata fuori durante una affollata conferenza stampa nella quale difendeva le sue tesi contrarie alla creazione di nuovi trafori, affermando che l’Italia aveva già seri problemi con quello del Brennero, traforo che non esiste perché il valico è facilmente attraversato da autostrade e ferrovie senza tunnel.

In Sicilia il “nostro” ha iniziato a visitare cantieri di opere che erano fermi da anni e che si sono riaperti recentemente, probabilmente per sottolineare, sempre con accanto esponenti locali 5 Stelle e utilmente alla vigilia elettorale, la sua grande capacità nel settore. Musumeci ha reagito pesantemente sottolineando come quei cantieri si fossero riaperti grazie all’azione pressante del Governo Regionale con l’Anas e, nel merito, aveva il supporto dell’assessore siciliano ai Lavori Pubblici, testimone documentato dei fatti.

Inoltre Musumeci ha chiesto a Toninelli di approfittare delle sue presenze in Sicilia per spiegare perché il suo Governo “gialloverde” blocca la Catania – Ragusa, opera di enorme interesse, e perché l’Anas dal 2014 tiene bloccata un’arteria strategica come la Nord – Sud sicula. Ma soprattutto, per quel che adesso a me piace sottolineare, il presidente della Regione ha attaccato il Ministro padano 5 Stelle per le dichiarazioni da questo fatte sul Ponte di Messina, nelle quali invitava i siciliani a non parlarne più.

Su questo argomento Musumeci ha dichiarato che non solo i Siciliani ne dovranno parlare, ma vedrà come realizzare un referendum consultivo per conoscerne il parere. Immediatamente è scattata la reazione grillina e il capogruppo all’Ars Cappello, con a fianco il suo leader Cancelleri, ha ripetuto la solita, a mio avviso ipocrita, cantilena: del ponte non bisogna parlare perché ai siciliani bisogna fare prima tanto altro. Insomma, come dire a chi sta morendo per infarto che non è importante intervenire immediatamente a cuore aperto, prima leviamogli l’appendicite o curiamogli l’artrite.

Oppure, più semplicemente, al ministro Toninelli potremmo chiedere se quando dal suo paese natio di Soresina si reca a Milano preferisce attraversare l’Adda con un comodo ponte, oppure gli viene meglio mettersi in fila e traghettare l’auto e magari, al posto del ponte sull’Adda, si fa fare una strada rurale per servire meglio un villaggio delle “valli” vicine? Risposta semplice perché, con le dovute proporzioni, i problemi sono sempre quelli. Il ponte sullo stretto di Messina rappresenta una aspirazione antica e forte ed uno strumento con il quale la Sicilia ed il Meridione si giocano un ruolo centrale per attrarre la grande massa dei traffici merci est-ovest diretti in Europa, con una stima di 5 milioni di posti di lavoro a regime.

Dopo decenni il progetto era stato approvato e finanziato ma annullato dal Governo di centrosinistra succeduto al centrodestra, a mio avviso per pura ostilità politica (con la conseguente beffa di costringere lo Stato, quindi anche i Siciliani, a pagare penali enormi ai vincitori delle gare, somme con le quali si sarebbero potute fare tante opere in Sicilia e Calabria). Insomma su questo argomento non è lecito scherzare. Quindi, mentre plaudo alla provocazione di Musumeci sul referendum consultivo su questo argomento, sul quale sia i 5 Stelle sia i signori del PD potranno andare a spiegare le proprie ragioni ai Siciliani facendo finalmente conoscere a fondo le loro convinzioni, voglio ricordare che occorre una piccola modifica all’attuale normativa regionale per consentire i referendum consultivi anche su argomenti non legati ad un atto legislativo regionale.

Ovviamente può farsi in poche ore con un voto dell’Ars su un disegno di legge del Governo o su una proposta parlamentare. Sarebbe una inversione di tendenza importante: finalmente dare voce ai Siciliani per consentire loro di esprimersi su un indirizzo politico, probabilmente recuperando un rapporto di amore e di passione tra la popolazione e la sua Autonomia Speciale. Inoltre, costrette da questo appuntamento a doverlo fare pubblicamente, le varie forze politiche presenti in Sicilia avrebbero così modo di dimostrare se sono libere o debbono sottostare ad interessi diversi da quelli del loro territorio a causa di scelte ideologiche penalizzanti o di sudditanza a lobby potenti. Risultato: i Siciliani sapranno e, finalmente, capiranno, ma da quel momento anche i leader politici isolani, di tutti i colori politici, avranno chiaro che, se abbassano facilmente la testa, rischiano.

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