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I beni della famiglia Cavallotti, la storia infinita. Pietro: “Faremo ricorso, non ci arrendiamo”

“Oggi è il mio compleanno e qualcuno potrebbe pensare che io abbia qualche motivo particolare per festeggiare. Non è così”, esordisce così in un post su Facebook Pietro Cavallotti, annunciando il rigetto dell’istanza di revocazione della confisca a carico di Vincenzo, Salvatore Vito e Gaetano Cavallotti, a qualche ora di distanza dal dissequestro ottenuto invece dai figli e nipoti degli stessi.

“Dopo 21 anni di massacro – prosegue – dopo un anno e due mesi di attesa e di speranza, il Tribunale con un provvedimento di appena 3 pagine ha liquidato una istanza di 25 pagine, senza neanche considerare tutte le innumerevoli prove raccolte in anni di indagini difensive. Un atto di “politica giudiziaria”, l’hanno definito i nostri avvocati: restituiscono ai figli 6 milioni di euro di debiti e tengono in confisca l’azienda dei padri che, nonostante tutto, continua a produrre utili. Le nostre case, perciò, rimangono ancora confiscate. A questo si aggiunge la beffa: il provvedimento di rigetto (padri) era stato depositato lo stesso giorno del dissequestro (figli). Non capisco perché illuderci. Perché i due provvedimenti ci sono stati notificati in giorni diversi?”

La battaglia giudiziaria, quindi non si ferma. “Sia chiaro: non non ci arrendiamo! Faremo ricorso in appello e produrremo altre nuove prove a nostro favore. Vorrà dire che 21 anni non sono bastati e che dovremo aspettare ancora qualche anno. Io personalmente, come ho sempre fatto, mi metterò a lavoro già da sta sera per la nostra difesa”.

Un speranza, tuttavia, potrebbe arrivare dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: “Abbiamo presentato ricorso presso la Corte EDU e chiesto la condanna della Repubblica Italiana per l’illegittimità della confisca dell’ingente patrimonio dei Cavallotti” afferma l’avvocato Baldassare Lauria che, insieme alla collega Patrizia Aucelluzzo, difende i ricorrenti anche innanzi la Corte di Strasburgo. “Il provvedimento del Tribunale che ha respinto la revocazione – aggiunge l’avvocato – è in contraddizione con i canoni di diritto espressi dalla Corte di Cassazione in materia di revocazione e contrario ai principi della CEDU a tutela della proprietà privata”.

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