I “bergamaschi” del Mercure lasciano Palermo. È solo un arrivederci. “Torneremo”

La vacanza più surreale che potessero prevedere. La “vacanza” che può davvero definirsi indimenticabile per un milione di motivi. Sono i “bergamaschi” dell’Hotel Mercure, un appellativo che ormai resterà loro cucito addosso, che finalmente possono tornare alle loro case e alle loro famiglie dopo le ulteriori verifiche. “Torneremo, certo che torneremo”, hanno detto tutti al personale dell’albergo che li ha accuditi.

Hanno portato il coronavirus in Sicilia, loro malgrado. Non sapevano e non potevano sapere. “Assolti” con formula piena. Responsabili nei loro comportamenti fino alla fine. Una di loro, “la donna bergamasca”, ha trascorso due settimane in ospedale, in buona salute ma correttamente isolata. Gli altri si sono rintanati all’Hotel Mercure di Palermo, la cui accoglienza e solidarietà va ancora una volta rimarcata come una delle pagine più belle di questo mese difficile.

Il personale dell’albergo ha fatto “famiglia”, ha operato con il senso di responsabilità che ci si attende dai militari in guerra o dai medici in missione: ha accudito i suoi ospiti, scrivendo una storia che – siamo certi – verrà raccontata o in un libro o in un film, ha combattuto la paura con i sorrisi. Piccoli eroi di una situazione gestita con razionalità.

Il legame tra Bergamo e Palermo, grazie a questo episodio di cronaca, si cementerà. Quando le acque si saranno calmate ci sarà tempo per riderci su, per fare comitive di andata e ritorno, per scambiarsi ancora una volta sorrisi e abbracci, per gemellarsi.

Loro parleranno di Palermo per quello che è: una città meravigliosa (hanno avuto il tempo di dare un’occhiata, prima dell’esplosione del coronavirus), con altrettanto meraviglioso senso dell’accoglienza, fatto di piccole attenzioni, scambio di messaggi, telefonate, bigliettini esposti in vetrina. Per non parlare delle “coccole” alimentari con arancine, cassate e cornetti a più non posso.

Non è ancora il momento di riderci su ma lo faremo più in là. E questa vicenda, nella sua irrazionalità e imprevedibilità, ci insegna una cosa che dovrebbe essere il paradigma della situazione: come trasformare un’emergenza in opportunità.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI