I testimoni di giustizia protestano contro il Governo. “Vogliamo più tutela”

Iniziativa di protesta dei testimoni di giustizia che si dicono pronti a organizzare un presidio permanente davanti al Ministero dell’Interno sino alle elezioni europee per sollecitare un intervento del Governo e sconfessano di fatto il sottosegretario Luigi Gaetti al culmine di una polemica che sta montando ora dopo ora.

“Chiediamo al Ministro dell’Interno Salvini di intercedere nei confronti del Sottosegretario agli Interni, Luigi Gaetti, affinché assuma comportamenti idonei a garantire la sicurezza e i diritti dei testimoni di giustizia. Le sue presunte aperture in nostro favore, così come le audizioni prima a Palermo e poi in Commissione Centrale, si sono dimostrate una farsa, un sotterfugio per gettare fumo negli occhi dei cittadini ed eludere le promesse fatte durante la campagna elettorale” affermano Ignazio Cutrò, Pino Masciari e Luigi Coppola, rispettivamente presidenti o soci fondatori delle realtà maggiormente rappresentative dei testimoni di giustizia.

“Gaetti da tempo sta attuando condotte del tutto ‘estranee alle sue funzioni’ – aggiungono – attraverso azioni quasi punitive nei confronti di numerosi testimoni, rinunciando a recepire la volontà unanime del legislatore di procedere verso una politica di pieno sostegno ai cittadini onesti che, con coraggio civile, hanno testimoniato nei processi contro le mafie. A oggi non ci sono le condizioni per una piena tutela dei testimoni di giustizia, nemmeno conformemente alla nuova Legge del 2018, che manca ancora dei decreti ministeriali attuativi tali da garantire il piano di reinserimento sociale di chi ha denunciato e il giusto ristoro dai pregiudizi subiti a seguito delle denunce”.

Un appello viene rivolto al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, affinché possano incontrarli e, “con senso di umanità e responsabilità, aprire un serio tavolo di confronto”.

LA REPLICA DI GAETTI: “Ho letto con grande rammarico quanto affermato da alcuni testimoni di giustizia sul mio operato e su quello di tutto il Ministero dell’Interno. Dallo scorso mese di settembre ad oggi ho audito 42 testimoni di giustizia, su circa 50. In merito al mio impegno posso dire che mi sono reso conto, fin da subito, delle difficoltà di alcune di queste persone, che hanno solo fatto il loro dovere di cittadini. I testimoni di giustizia sono stati circa 300 dal 1991, 250 quelli già usciti dal programma; 49 lavorano per lo Stato. Nei prossimi mesi se ne aggiungeranno altri quattro. Siamo totalmente dalla parte dei testimoni di giustizia e certe affermazioni sono lesive dell’impegno dello Stato verso queste preziose figure: diamo loro mensilmente un assegno, paghiamo l’alloggio, le spese sanitarie e l’assistenza legale e, all’occorrenza, le spese scolastiche e universitarie. Nell’ipotesi di trasferimento definitivo, lo Stato compra la casa del testimone di giustizia pagando l’equivalente in denaro del valore di mercato. Se il testimone perde il lavoro a causa della testimonianza resa, forniamo tutti gli strumenti idonei per il suo reinserimento socio lavorativo. Per farlo ripartire con la sua attività lavorativa è previsto l’affiancamento di una figura professionale, un tutor, che fornisca tutto il supporto necessario lungo l’iter che lo riguarda, perché durante i colloqui ci siamo resi conto che i testimoni di giustizia non sempre hanno saputo utilizzare i fondi ricevuti dallo Stato; personalmente ho elaborato una proposta per l’armonizzazione delle normative atte a favorire loro reinserimento. Oltre a quanto erogato dall’Amministrazione in ottemperanza alla normativa vigente, non vedo quali altre ulteriori richieste possano essere avanzate. In questi mesi abbiamo provveduto alla redazione di alcuni dei decreti attuativi della legge 11 gennaio 2018, n. 6 (la nuova legge che si occupa di queste figure ndr), per semplificare una normativa molto complessa, ad esempio, in materia di assunzione dei testimoni di giustizia in una pubblica amministrazione. Io stesso sto provvedendo a sensibilizzare gli enti locali per la loro assunzione, effettuando incontri in tutta Italia, da nord a sud. Il Ministero dell’Interno ha sempre fatto fronte a tutte le esigenze di sicurezza e di carattere economico, senza mai risparmiarsi. Rimango veramente stupito per parole pronunciate, che non hanno alcun fondamento. E voglio ricordare l’importanza dell’impegno delle donne e degli uomini delle forze di Polizia e del personale che lavora 24 al giorno per i nostri testimoni”.

LA CONTROREPLICA DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA: “Il sottosegretario Luigi Gaetti non è più una figura di garanzia!. Oramai non serve collezionare convocazioni in Commissione centrale, non servono elenchi astratti e parole inutili,  quando poi la vita di queste persone è oppressa e privata dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Testimoni di giustizia, vecchi e nuovi, continuano a denunciare questo malessere che li vede vittime di un sistema che non vuole né applicare né promuovere leggi e decreti attuativi, rendendoli vittime due volte, prima della criminalità organizzata e poi dello Stato in modo infinito. La realtà è sotto gli occhi di tutti! Oggi tanti di loro si ritrovano a difendersi contro lo Stato attraverso cause amministrative incardinate presso i TAR: solo questo è indice di fallimento. Il progetto che si intravede è ben altro: la questione che si consuma attraverso la volontà di deprimere la questione dei testimoni di giustizia, va aldilà  dell’ immaginario, ovvero “eliminare” queste figure vuol dire non incentivare e non inculcare nel cittadino il desiderio di voler denunciare la criminalità organizzata mafiosa. Mentre figure istituzionali predicano in conferenze e manifestazioni finti cambiamenti, i testimoni di giustizia e le loro famiglie muoiono ogni giorno”, concludono i testimoni di giustizia.

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