Il “necrologio della discordia”, al processo Ciancio depongono quattro giornalisti

La deposizione di quattro ex giornalisti del quotidiano La Sicilia ha caratterizzato l’udienza del processo per concorso esterno all’associazione mafiosa all’imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo, che si celebra davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Catania.

Sono stati sentiti l’ex inviato speciale Tony Zermo, l’ex vice direttore Domenico Tempio, l’ex inviato Beppe Testa e l’ex redattore di Antenna Sicilia, Giuseppe Lazzaro Danzuso, su alcuni dei temi al centro del procedimento. Tra questi la protesta, nel 1993, del boss Ercolano con Mario Ciancio per un articolo de La Sicilia in cui veniva definito mafioso. “La stanza del direttore – ha affermato Tony Zermo – era sempre aperta, senza controlli, e vi potevano entrare tutti: da ministri a farabutti”.

Si è parlato a lungo della mancata pubblicazione del necrologio dei familiari per la morte di Beppe Montana, funzionario della squadra mobile di Palermo assassinato dalla mafia il 28 luglio del 1985. Il giornale non pubblicò un necrologio della famiglia del poliziotto ucciso, a tre mesi dal delitto, applicando la rigida regola secondo cui i necrologi non devono contenere giudizi. Una scelta che scatenò più di una polemica.

Zermo ha detto che “la decisione fu dell’allora condirettore Piero Corigliano per il contenuto del messaggio: c’erano delle regole, ma in quell’occasione – ha aggiunto – era opportuno fare un’eccezione. Il Cdr prese subito le distanze e criticò la scelta. Ho sempre pensato che Corigliano sbagliò a non farlo pubblicare, ma le accuse rivolte al giornale e alla redazione sono state inappropriate e inopportune”.

Sulla vicenda Domenico Tempio, che all’epoca lavorava ad Antenna Sicilia, ha riferito di avere appreso dal proto del quotidiano che “era stato Corigliano a non autorizzare la stampa del necrologio” e che “aveva anche dato indicazioni di intervistare i familiari di Montana”. Sulla pubblicazione su La Sicilia, nel 2008, di una lettera del boss Vincenzo Santapaola, figlio del capomafia Benedetto, detenuto in regime di 41bis, Tony Zermo ha spiegato di avere avuto la missiva da fonti legali e di avere deciso lui di stamparla perché “era una notizia”. Tempio ha detto di “essere rimasto sorpresa della pubblicazione”, di cui, da vicedirettore, non era stata informato. E quando chiese chiarimenti gli fu detto che era stata una decisione concordata con l’allora capocronista. L’udienza del processo è stata aggiornata al 16 gennaio.

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