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Il pasticcio dell’allarme tsunami in Sicilia: “Era un’esercitazione ma non ce l’hanno detto”

Quando l’esercitazione si trasforma in “pasticcio” organizzativo. É quanto successo nella mattinata del 9 marzo in diversi comuni sulle coste siciliane (tra cui anche i capoluoghi Palermo, Messina, Catania e Siracusa): era stata organizzata infatti una esercitazione di allarme tsunami, ma i sindaci lamentano di non essere stati avvertiti che si trattasse di una esercitazione prendendo inizialmente per vero l’allarme.

L’esercitazione in realtà era stata annunciata già l’8 marzo sul sito dell’INGV, dove si legge: “Si terrà l’esercitazione tsunami “NEAMWave21” che ha l’obiettivo di verificare il funzionamento del NEAMTWS (North-East Atlantic, Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System) di cui fa parte il Centro Allerta Tsunami dell’INGV (CAT-INGV). I ricercatori del CAT-INGV simuleranno un forte terremoto nel Mar Ionio che genererà un maremoto. Il CAT invierà quindi i messaggi di allerta al Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e ai Paesi dell’area NEAM. Scopo dell’esercitazione è quello di mettere alla prova i meccanismi di trasferimento dei messaggi di allerta fino al livello regionale e locale”.

Peccato però che inizialmente tale allarme (in base alle comunicazioni inviate sui canali ufficiali per l’emergenze) sia stato preso per vero con decine di segnalazioni alla Protezione Civile regionale, a cui ora viene contestato di non aver adeguatamente scritto ai sindaci che si trattasse effettivamente di una esercitazione.

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