Il pentito Riggio: “Un poliziotto mi parlò del suo ruolo nella strage di Capaci”

Il pentito Pietro Riggio ha deposto in Corte d’assise d’appello a Caltanissetta nel processo di secondo grado per la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e i i tre agenti della scorta. Riggio ha raccontato ai pm che il poliziotto Giovanni Peluso gli rivelò di aver preso parte a un progetto di attentato all’ex giudice Leonardo Guarnotta e alla strage di Capaci.

“Una delle cose che mi allarmò – ha affermato – è che Peluso voleva essere coadiuvato in un attentato nei confronti di un giudice palermitano, Guarnotta. Chiese un posto dove rifugiarsi dopo l’attentato. Aveva fatto una specie di schizzo su dove si trovava l’abitazione del giudice e come intervenire. Di questo attentato non venni a sapere più nulla. Fu proprio in questa occasione che Peluso mi parlò anche dell’attentato a Falcone. Una serie di cose che a sentirle rimasi basito”.

“Fece un accenno a Brusca – ha aggiunto – e mi parlò della modalità in cui avevano posizionato l’esplosivo. Disse che l’esplosivo era stato messo su degli skateboard mandati sul canale. Disse anche che la telefonata per avvisare dove era diretto Falcone partì dal telefono intestato all’onorevole Rudy Maira. Mi sentii raggelare perché si sapeva che erano stati Brusca e la mafia, e in quel momento capii che altre persone avevano avuto un ruolo. Capii che mi trovavo in pericolo e che ero dentro un gioco più grande di me”.

“Peluso – ha aggiunto – disse che c’era anche una donna appartenente ai servizi segreti libici. Tra l’altro so che il padre della compagna di Peluso, Marianna Castro, era un appartenente ai servizi libici quando c’era Gheddafi”.

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