Il Procuratore Costa, i poliziotti Cassarà e Antiochia: Mattarella ricorda il loro sacrificio

“Fare memoria dell’esempio di questi valorosi servitori dello stato significa rinnovare l’impegno per contrastare ogni forma di mafia e richiamare il senso etico di quanti, attraverso il loro agire, hanno rafforzato i valori della legalità e solidarietà nelle Istituzioni. In questo giorno di ricorrenza, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e gratitudine del Paese ai familiari e ai colleghi delle vittime che in questi lunghi anni ne hanno ricordato l’ammirevole dedizione nello svolgimento delle loro attività professionali”.

Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda, in una dichiarazione, Gaetano Costa e Antonino Cassarà, uccisi in agguati di mafia.

“Costa – aggiunge Mattarella – ha intuito con una visione sistemica l’evoluzione del fenomeno mafioso e i suoi collegamenti con la Pubblica Amministrazione e il traffico internazionale di stupefacenti. È stato fra i primi a comprendere la necessità di predisporre strumenti legislativi idonei per condurre indagini patrimoniali nei confronti degli esponenti della criminalità organizzata. Consapevole dei rischi personali connessi alla sua funzione, egli ha svolto la sua attività con rigore morale, fermezza e appassionato impegno. Nella convinzione di rientrare tra coloro “che avevano il dovere di avere coraggio”. Vice Questore a Palermo, Antonino Cassarà ha preso parte a complesse e importanti operazioni insieme al Commissario Giuseppe Montana, anche lui assassinato dalla mafia nel 1985. Investigatore di straordinario intuito ha condotto con coraggio e determinazione una lotta tenace contro le cosche mafiose, contribuendo con le sue indagini, in collaborazione con Giovanni Falcone e con il “Pool antimafia”, all’istruzione del primo Maxiprocesso”.

L’omicidio del procuratore Gaetano Costa avvenne nel 1980. L’Associazione nazionale magistrati ricorda la sua figura sottolineando “la sua fermezza e il suo rigore, con i quali aveva compiuto delicatissime indagini di mafia, che gli costarono prima un drammatico isolamento, e poi la vita”.

L’agguato che costò la vita a Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, crivellati da oltre 200 colpi di Kalashnikov pochi giorni dopo l’assassinio di Beppe Montana, risale al 1985, 35 anni fa. L’Associazione nazionale funzionari di polizia, in una nota, dice: “Nessuno pensi che la mafia sia stata debellata, lo dimostra l’arresto di ieri del figlio di Tano Badalamenti per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Il pericolo mafia resta attuale, anzi la crisi economica del Paese rappresenta “il terreno fertile” per i clan “sia per il reclutamento di nuovi componenti sia per sfruttare le conseguenti degenerazioni sociali e imprenditoriali”. Perciò, non solo occorre “tenere alta la guardia sui sitemi corruttivi dell’apparato politico-amministrativo con particolare riferimento ai settori delle concessioni pubbliche, dell’edilizia e dell’erogazione di misure economiche di sostegno emergenziale, ma è necessario che venga, anche, rafforzata e stimolata la collaborazione con le associazioni di categoria attive sul territorio come Confindustria, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti per l’individuazione delle aree sensibili d’intervento investigativo. La mafia si batte attraverso una sicurezza condivisa” conclude Letizia.

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