europee il presidente della repubblica mattarella ha votato alle 9

Insultarono Mattarella sui social: chiesto il processo per 9, rischiano pesanti condanne

Gli insulti furono particolarmente duri e decisamente immotivati (ammesso che gli insulti volgari e violenti abbiano mai una motivazione). Ma poco prima della formazione del primo governo Conte, nel 2018, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella fu oggetto di un vergognoso e immeritato campionario di insulti e minacce.  Tra le frasi postate su Facebook molte facevano riferimento alla tragica morte del fratello del Capo dello Stato, l’ex presidente della Regione Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia nel 1980.

Adesso la Procura della Repubblica, che ha chiuso l’indagine, si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di nove persone le cui affermazioni social superarono abbondantemente il livello di guardia. I reati contestati vanno dall’attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del presidente e istigazione a delinquere. Reati la cui gravità è sancita dalle pene previste dal codice: da cinque a quindici anni di carcere.

Questi gli indagati dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulle minacce rivolte in rete al Capo dello Stato: Manlio, Cassarà 39 anni, palermitano, Michele Calabrese, barese 62 anni, Elvira Zanrosso, di Varese, 68 anni, Mirko Bonomo, palermitano, 33 anni, Massimiliano Volpi, romano, 45 anni, Dalves Porru, milanese, 46 anni, Gennaro Zimotti, di Foggia, 46 anni, Eddi Maria Cavaglieri, veneziana, 75 anni, Davide Palotti, milanese, 55 anni. Per loro il pm Gery Ferrara si appresta a chiedere il processo. Sono accusati di attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica e istigazione a delinquere e rischiano fino a 15 anni di carcere.

Nel registro degli indagati finirono subito tre persone, poi l’inchiesta, coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi e dal Pm Gery Ferrara si estese ad altri 39 profili Fb di persone che avevano commentato con parole dello stesso tenore. La polizia ha identificato gli autori dei post incriminati, molti dei quali non erano anonimi.

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