Raoul Bova

La cocaina scorreva a fiumi, nuovi arresti e perquisizioni a Palermo / I NOMI

La Polizia di Stato sta smantellando una fitta rete di spaccio a Palermo, gestita da due associazioni a delinquere, che, nel corso degli ultimi anni, hanno fatto circolare lungo le strade del capoluogo palermitano fiumi di cocaina, in particolare nel quartiere della Zisa.

Tra i promotori dell’organizzazione di spacciatori c’è anche il congiunto di un noto pregiudicato mafioso del mandamento della “Noce” che è stato arrestato nel corso della notte. Il blitz è stato denominato H24 Evolution. Effettuate numerose perquisizioni.

GLI ARRESTATI: Questi i nomi degli arrestati: Giuseppe Vallecchia, 40 anni; Giuseppe Randazzo, 39 anni; Francesco Paolo La Rocca, 28 anni; Ernesto Gulotta, 41 anni; Francesco Paolo Lo Iacono, 37 anni; Danilo Biancucci, 28 anni; Carlo Marchese, 43 anni; Emanuele D’Angelo, 36 anni; Michele Calaió, 43 anni; Michele Pagano, 43 anni; Raoul Bova, 31 anni; William Errante, 33 anni; Anna Bonfardino, 33 anni; Lorena Vitale, 34 anni. Antonio Napolitano, 37 anni era già detenuto: la misura gli è stata notificata in carcere. Ai domiciliari è andato Ivan Errante, 33 anni, arrestato a Milano.

L’operazione è un approfondimento ed “evoluzione” di una precedente analoga che, nel febbraio del 2017, portò all’esecuzione di alcuni provvedimenti custodiali a carico di pusher del rione Zisa. Si scoprì allora che i malviventi, tramite ordinazioni telefoniche, effettuavano continue cessioni di stupefacente ad acquirenti della “Palermo bene”.

Le ultime indagini, svolte dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Palermo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno registrato le illecite attività di altri soggetti, sempre del rione Zisa che, appartenenti a organizzazioni strutturate e con un servizio h24, offrivano droga a tutte le ore, non soltanto take away ma anche a domicilio in zone diverse del centro cittadino.

L’associazione controllava rigidamente l’attività di spaccio dei propri pusher, utilizzando anche dinamiche conflittuali tra loro per metterli in competizione e fargli aumentare il bacino di clienti,  assicurandosi un’attività redditizia che consentiva di guadagnare svariate centinaia di euro al giorno.

LE INDAGINI – Era un ‘efficiente’ call center della droga quello scoperto dalle indagini della squadra mobile di Palermo. I pusher, come emerge dall’inchiesta, erano reperibili al cellulare 24 ore su 24 per soddisfare le richieste dei clienti. Anche in piena notte.

C’erano i ‘motivatori’ che spingevano gli spacciatori a cercare sempre nuovi clienti ed evitare che, non rispondendo alle richieste, questi potessero cercare la droga da altre organizzazioni. Uno di loro, Michele Calaiò, arrestato oggi, era stato rimproverato aspramente da Antonio Napolitano, anche lui nella banda, perché alle 4 di notte non aveva risposto alle richieste del cliente. Anzi per evitare i controlli aveva cancellato messaggi e chiamata. Napolitano, che aveva ricevuto le lamentele dall’acquirente, aveva rimproverato aspramente Calaió.

Nel corso delle indagini gli agenti hanno ascoltato anche la storia di Ernesto Gulotta, accusato di avere preso dei soldi all’organizzazione. Alla fine dell’inchiesta interna svolta dalla banda è emerso che Gulotta non si era intascato nulla. Ma per il solo sospetto era stato picchiato, come esempio per tutti. A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, c’era Giuseppe Vallecchia. Secondo quanto emerso nelle intercettazioni avrebbe controllato le attività dal carcere. Avrebbe conquistato il ruolo di vertice grazie alla parentela con Fabio Chiovaro, boss della Noce. Vallecchia è il fidanzato della sorella.

“L’operazione di oggi – ha spiegato Rodolfo Ruperti capo della squadra mobile di Palermo – è la prosecuzione di quella che nel 2017 aveva portato in carcere diversi pusher sempre alla Zisa che rifornivano decine e decine di assuntori anche a casa. Il sistema anche in questo caso era basato su due bande che riuscivano a consegnare la cocaina a una serie di clienti assidui. Ogni pusher aveva dei cellulari con dei numeri e guadagnava circa 800 euro a settimana”.

Trait d’union tra l’operazione del 2017 e quella di oggi è rappresentato dalla presenza di Danilo Biancucci. “In casa sua si svolgevano le riunioni – ha detto Agatino Emanuele, capo della narcotici – e in alcuni casi in queste riunioni si motivavano i pusher a guadagnare sempre di più. Durante la riunione uno dei motivatori disse al pusher che se si fosse impegnato avrebbe potuto guadagnare 800 euro a mattinata”.

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