La condanna di Antonio Vaccarino, anche la Procura generale chiede l'annullamento

La condanna di Antonio Vaccarino, anche la Procura generale chiede l’annullamento

Anche la Procura Generale di Catania, nel processo di revisione, ha chiesto l’annullamento della sentenza di condanna del professore Antonino Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano e politico di primo piano della Democrazia Cristiana siciliana degli anni ‘90.

Vaccarino era stato condannato a sedici anni dal Tribunale di Marsala, ma nel 1997 la Corte di Appello di Palermo ha riformato la prima sentenza, ristabilendo la pena in sei anni e sei mesi di reclusione e 21 milioni di lire,  assolvendolo dal reato di associazione mafiosa.

Vaccarino, sempre proclamatosi innocente, ha scontato la sua pena nel carcere di Pianosa dove ha dichiarato di subire torture e sevizie. Oggi chiede la revisione della condanna, assistito dagli avvocati Baldassare Lauria, Giovanna Angelo e Laura Ancona, e si dice fiducioso nella giustizia, ma non risparmia un affondo politico.

“Spero – afferma – che presto la nostra realtà siciliana tutta possa essere liberata definitivamente dal maledetto cancro mafioso e dall’altrettanto perfidamente nocivo antimafismo di chi pretende di gestire solo potere avviluppandosi inevitabilmente nel delirio di onnipotenza”.

La richiesta di revisione, in particolare, si fonda su una serie di prove che, secondo i legali, dimostrerebbero come l’unico pentito accusatore, Vincenzo Calcara, abbia reso dichiarazioni false, per accreditarsi il ruolo di collaboratore di giustizia.

“Siamo fortemente soddisfatti” afferma l’avvocato Baldassare Lauria. “Il Procuratore Generale ha fatto una requisitoria straordinaria attestando come Antonio Vaccarino sia stato perseguito, o forse perseguitato, e condannato in modo assolutamente ingiusto. Non si può non rilevare la totale inattendibilità del pentito che ha invero causato, non solo il calvario giudiziario del mio assistito, ma ha per anni sporcato anche il nome della cittadina trapanese di cui lo stesso era Primo Cittadino. Non si è colpito solo un uomo, ma una comunità”.

Il caso è seguito da “Progetto Innocenti”, ong italiana che si occupa di errori giudiziari.

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