La mafia dei Nebrodi e la truffa dei fondi UE: la Agea non si costituisce parte civile

Dopo l‘imponente blitz del gennaio scorso che ha decapitato la mafia dei Nebrodi, la principale vittima della truffa milionaria legata ai fondi UE non si costituisce parte civile. Si tratta della Agea, l’ente che eroga i finanziamenti stanziati dall’Unione Europea per i produttori agricoli, obiettivo del raggiro che per anni ha fatto avere alle “cosche” dei Nebrodi contributi illegittimi.

Una notizia a sorpresa nell’ambito di un maxi procedimento (in corso a Messina) che vede coinvolte 133 persone tra boss, insospettabili professionisti e gregari dei clan di Tortorici (i Bontempo Scavo e i Batanesi), che secondo gli inquirenti avrebbero scelto di non farsi la guerra ma di spartirsi gli affari, incassando complessivamente oltre 5,5 milioni di euro,  mettendo a segno decine di truffe all’ente.

Secondo gli inquirenti, i clan avrebbero agito grazie all’aiuto di un notaio compiacente e di funzionari compiacenti presso i Centri Commerciali Agricoli (CCA) che istruiscono le pratiche per l’accesso ai contributi europei per l’agricoltura. La truffa si basava infatti sulla individuazione di terreni “liberi” per i quali non erano state presentate domande di contributi. In relazione a tali terreni le opzioni erano due: imporre ai proprietari reali di stipulare falsi contratti di affitto con prestanomi oppure redigere atti notarili falsi, per poi istruire le pratiche.

Il procedimento è in corso davanti al gup che dovrà decidere i rinvii a giudizio degli imputati. Sono nove state le richieste di abbreviato. La prossima udienza è fissata per domani.

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