“La peggiore malattia? La sanità siciliana. Assessore Razza, vada in trincea”

Avere a che fare con gli ospedali siciliani è la peggiore malattia che ti possa capitare, entrare in un pronto soccorso è la morte della dignità umana. È così, senza se e senza ma. Non ci sono indulgenze, non ci sono simpatie politiche che tengano, non ci sono scuse; ci sono solo poveri cristi inchiodati alla propria condizione di malati di serie B e santi inarrivabili che sudano solo se ci arrivi.  È un’indecenza, è un’ingiustizia. È uno schifo! Non c’è verso, non c’è speranza.

La sensazione, tra quelle mura bianco sporco, è di totale rassegnazione. E magari fosse solo una sensazione! È la realtà, pura, nuda e cruda. E vecchia. Niente e nessuno riesce a cambiare le cose, niente e nessuno riesce a migliorare la condizione da terzo mondo in cui si trovano i siciliani, costretti in barelle vaganti tra corridoi urlati ed affollati. La politica dei governanti non batte un colpo, forse è troppo impegnata a far quadrare i conti e ad inquadrare manager e dirigenti.

No, non c’è alcuna voglia di demagogia, in queste parole, non c’è populismo, non c’è critica sommaria, non c’è strategia comunicativa. C’è solo rabbia, la stessa inerme rabbia che non trova mai ascolto, che qualche volta ha una valvola di sfogo nelle minacce sbracate di chiamate a “Striscia la notizia” e che in queste pagine avrà, forse, la fortuna di trovare un megafono, per risuonare oltre il groppone che ogni santo giorno tanta gente si tiene dentro. E c’è un appello, accorato, sincero.

Vada lì, il giovane assessore Razza. Ci vada in incognito, a bere il fiele delle attese infinite su panche di fortuna, ad ingoiare il rospo di medici sgarbati e superficiali, ad inspirare il nervino di pastoie burocratiche che fanno ammalare ancor più della malattia stessa. Lasci stare le ispezioni, le relazioni, le buone intenzioni; i numeri, gli accorpamenti, le razionalizzazioni.

Vada lì, nella trincea del quotidiano, dove le scrivanie non sono di mogano, ma banchetti sgangherati ricolmi di fazzoletti e moduli prestampati. Vada lì, nel fuoco caotico della continua emergenza, dove di ovattato c’è solo la speranza di uscirne il prima possibile. Vada lì, dove le sirene urlanti non annunciano il pezzo grosso che incede, ma l’ennesima vita da salvare, un paziente di troppo da ricoverare.

Vada lì, a dare un colpo di reni a una sanità di nani, ad imprimere uno scatto d’orgoglio a una politica ancora troppo lontana da ciò che davvero interessa alla gente.

Chissenefrega della politica, se la politica poi non è per niente bella.

Chiessenefrega del bilancio, delle partecipate e delle cavolate, se poi la locomotiva rimane ferma alla stazione del mai.

Chissenefrega dei manager, se poi avere a che fare con gli ospedali siciliani è la peggiore malattia che ti possa capitare, se entrare in un pronto soccorso è la morte della dignità umana.

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