pronto il collegato

La protesta dei dipendenti regionali: un’ora di stop per il rinnovo del contratto

Per un’ora i dipendenti della Regione siciliana si sono riuniti in assemblee indette dai sindacati per protestare “contro l’immobilismo dell’Aran Sicilia e l’indifferenza del governo regionale alle richieste delle parti sociali”.

A organizzare lo stato di agitazione i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Cobas/Codir, Dirsi, Sadirs, Siad, Ugl e Uil Fpl, secondo cui l’affluenza dei lavoratori è stata elevata. “La Regione metta sul tavolo le risorse necessarie per la riclassificazione di tutto il personale regionale, vecchia di quasi 20 anni – dice una nota -. Non si tratta di un’operazione che si può fare a costo zero e il governo regionale doveva per forza esserne a conoscenza quando, al momento della firma del rinnovo del contratto del comparto dei regionali, ha promesso il contestuale avvio dei lavori della commissione all’Aran Sicilia. Avvio che è stato fino a oggi soltanto sulla carta”.

Sono diversi i motivi che hanno portato tutte le sigle sindacali a proclamare lo stato di agitazione: lo stop alla riclassificazione di tutto il personale regionale, il ritardo ormai inaccettabile (14 anni) nel procedere con il rinnovo del contratto della dirigenza, la riduzione delle risorse destinate alla contrattazione collettiva regionale per procede alla ripartizione del “fondo risorse decentrate”, fondamentale per far svolgere ai dipartimenti la loro attività con l’adeguata programmazione.

I sindacati sono pronti ad animare un autunno caldo in assenza di risposte. “Siamo davvero stanchi di questo totale immobilismo. A pagare per scelte sbagliate della politica, anche del passato, non possono essere i lavoratori – attaccano i sindacati -. È chiaro che non saranno le assemblee di oggi a dare risposta ai tanti interrogativi che sono rimasti senza risposta dopo la firma del rinnovo del contratto dei regionali ma la Regione deve prendere coscienza dello stato di malessere dei lavoratori regionali e agire di conseguenza”.

Categorie
politica
Facebook

CORRELATI