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La Sicilia esporta nel Regno Unito più di quanto importa ma c’è ora l’incognita Brexit

“Abbiamo legami storici con la Sicilia e siamo qui con Sicindustria anche per celebrare gli attuali rapporti commerciali che sono cresciuti soprattutto nel corso di questi ultimi tre anni in cui abbiamo raggiunto il massimo livello mai visto prima”.

Così l’ambasciatrice britannica in Italia, Jill Morris, a Palermo per partecipare alla ‘UK-Italy Business Conference’. L’incontro è stato organizzato dal Department for international trade per l’Italia diretto dal Console Generale Tim Flear, in collaborazione con Sicindustria, partner di Enterprise Europe Network per parlare di commercio con il Regno Unito dopo Brexit: compliance doganale, semplificazioni e gestione dell’origine; le opportunità di business tra Regno Unito e Italia; i servizi a sostegno delle aziende offerti dal Dit.

“Sono legami molto solidi e saldi quelli tea noi e la Sicilia – ha osservato l’ambasciatore – e oggi siamo qui per esplorare insieme le ulteriori opportunità per sviluppare e approfondire ancor di più questi rapporti”.

A proposito delle conseguenze della Brexit, rispondendo ai giornalisti Jill Morris ha sottolineato che “comunque sia l’esito del percorso della Brexit sono sicura che i rapporti continueranno ad approfondirsi, perché è nell’interesse sia delle imprese britanniche che di quelle siciliane. Gli imprenditori e i prodotti siciliani, le vostre eccellenze sono molto apprezzate nel Regno Unito”.

ALBANESE: “PREOCCUPAZIONE PER LE CONSEGUENZE DELLA BREXIT” – “C’è una certa preoccupazione per le conseguenze della Brexit anche se dobbiamo dire che i saldi dell’export del 2018 sono assolutamente positivi: +17% per le imprese siciliane con un picco sull’agroalimentare. Facciamo vedere che il nostro tessuto economico e imprenditoriale non solo è valido ma ha nella Gran Bretagna un partner eccezionale”.

Lo ha detto il vice presidente vicario di Sicindustria Alessandro Albanese. “Dobbiamo ora adeguarci a quelle che saranno le nuove valutazioni soprattutto in termini valutari e doganali – ha aggiunto Albanese – ma penso che l’impresa siciliana oggi sia fortemente affermata per poter sbarcare sempre più in questo tessuto economico inglese”.

Su quali saranno in pratica le conseguenze per le imprese siciliane da una eventuale Brexit, Albense ha risposto ai cronisti: “Dal punto di vista pratico cambierà veramente poco. Le imprese siciliane sono innovate e soprattutto ci facciamo forti del nostro network per il sussidio e l’ausilio agli imprenditori, per cui sarà più un aspetto di natura cartolare”.

LE ESPORTAZIONI SICILIANE NEL REGNO UNITO – La Sicilia esporta nel Regno Unito più di quanto importa. E il saldo positivo l’ha toccato nel 2018, ossia in pieno “caos Brexit”, segno che le imprese continuano a scommettere su un mercato in fermento, che presenta ancora ampi margini di crescita e che, soprattutto, punta a favorire scambi e opportunità di business con le aziende dell’Isola.

“La prolungata incertezza – ha detto in apertura dei lavori il vicepresidente vicario di Sicindustria, Alessandro Albanese – potrebbe far allontanare alcune aziende dal territorio britannico, costituendo un’opportunità per chi invece decide di investire. Per questo, desidero ringraziare l’ambasciatore Jill Morris che ha voluto incontrare di nuovo Sicindustria con la consapevolezza che i rapporti con il Regno Unito devono restare saldi. Molte delle nostre aziende associate hanno interessi economici oltremanica e noi siamo certi che, facendo leva su innovazione, tipicità e qualità che caratterizzano il prodotto made in Sicily, sapranno trasformare Brexit in opportunità”.

Nel 2018, la Sicilia ha fatto registrare un +16,95% nell’export verso il Regno Unito con 226,6 milioni di euro. In particolare, secondo i dati Istat, elaborati da Unioncamere Sicilia, al netto dei prodotti petroliferi, a conquistare il mercato britannico è, con oltre 60 milioni di euro, l’agroalimentare che si conferma uno dei principali driver del made in Sicily. Seguono i comparti farmaceutico e dei prodotti hi-tech, il tessile e abbigliamento e la chimica.

“Siamo consapevoli di come l’incertezza dovuta all’esito del referendum britannico nel 2016 abbia posto legittimi interrogativi ma l’export britannico verso la Sicilia ha registrato una crescita del 125% nel periodo 2009-2018. Sono fiduciosa che, una volta superate le sfide poste dall’uscita dall’Unione europea, Regno Unito e Sicilia continueranno a godere di una relazione speciale e proficua per le nostre imprese”, ha detto l’ambasciatore inglese Jill Morris.

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