Regionalismo e futuro dell'isola: "Siciliani verso la Costituente" guarda avanti

L’appello di Siciliani verso la Costituente “per creare una grande forza popolare”

“Siciliani verso la Costituente” ritiene concluso il suo percorso preparatorio e propone a chi già opera nella politica e nel sociale un tavolo di confronto per verificare se esistono le condizioni per dare ai siciliani un unico strumento democratico di lotta.

L’appello è rivolto ai partiti, ai movimenti alle organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro, dell’impresa, del volontariato e delle categorie sociali che hanno scelto di dedicare il loro impegno alla difesa delle ragioni della Sicilia ed alla lotta per il riscatto e la crescita civile e sociale delle popolazioni.

“Per creare una grande forza popolare – dichiara Salvo Fleres, coordinatore nazionale di Siciliani verso la Costituente –  proponiamo un confronto serrato paritario, post ideologico, moderno e veloce, per giungere insieme ad un grande appuntamento che faccia impallidire ogni altra manifestazione politica; un appuntamento nel quale concludere il nostro percorso costituente assieme a tutti i gruppi, i soggetti, le esperienze e le energie che già operano e si battono per la Sicilia, dando vita ad un soggetto unitario che raccolga l’eredità della millenaria tradizione di questa terra”

Di seguito il testo dell’appello.

Appello ai Partiti, ai Movimenti alle Organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro, dell’impresa, del volontariato e delle categorie sociali che hanno scelto di dedicare il loro impegno alla difesa delle ragioni della Sicilia ed alla lotta per il riscatto e la crescita civile e sociale delle popolazioni

“Siciliani verso la Costituente” è nato lo scorso 20 ottobre per svolgere un’opera di sensibilizzazione, di aggregazione e di confronto tra i siciliani, al fine di dare vita al percorso costituente di una forza politica con il cuore, il cervello, i dirigenti e gli interessi esclusivamente in Sicilia. E’ stato un anno caratterizzato da grandi conflitti, ma soprattutto un anno nel quale la crisi economica del Paese si è acuita: PIL crollato al limite della deflazione, disoccupazione al palo, con un peggioramento al sud e nelle isole, fuga di capitali esteri, sia dagli investimenti sul debito pubblico italiano sia dalla Borsa, centinaia di crisi in grandi aziende, con conseguente disagio sociale, aumento del debito pubblico, ormai fuori controllo, continue aggressioni, soprattutto fiscali, alle famiglie, ed alla piccola e media impresa.

In Sicilia la situazione socio economica si è ulteriormente aggravata e l’emigrazione dei giovani è divenuta una tragica regola. Anche l’azione della Regione presenta momenti di crisi, così come la sua macchina amministrativa continua a non subire l’accelerazione richiesta. Il mondo aggressivo del credito minaccia famiglie e aziende, la burocrazia rimane senza sportelli reali di collegamento con il mondo produttivo, con i cittadini con l’intero sistema e presenta forti criticità a tutti i livelli..

Siamo convinti che, nonostante i tentativi del Presidente Musumeci, per avere risposte efficaci e celeri, insieme alla buona volontà ed al buonsenso, servano atti di coraggio che rivoluzionino i rapporti tra le amministrazioni pubbliche ed i Siciliani.

Nelle ultime settimane, inoltre, è emersa con maggiore gravità una condizione di sbilancio economico della Regione che, in una società privata, indurrebbe gli amministratori all’obbligo di portare i libri in tribunale. Un disastro annunciato, figlio di tanti padri, ma soprattutto di tanti bilanci falsi.

Tuttavia, mentre il dibattito sembra andare verso la ricerca del possibile salvatore di turno e qualcuno, forse, si sta preparando ad andare con il cappello in mano a mendicare persino il dovuto, o forse anche meno, com’è dolosamente accaduto in precedenza, riteniamo che diversa sarebbe la capacità d’azione del Presidente della Regione, di qualsiasi Presidente della Regione, se la sua attività venisse sostenuta da un largo ed organizzato consenso popolare espressione di cittadini attivi, perché l’azione posta in essere diverrebbe molto credibile sia per le riforme interne, sia per levare alta la voce nei confronti del governo centrale, sempre meno generoso e attento. Su quest’ultimo terreno, infatti, abbiamo l’impressione che la Sicilia sia rimasta pressoché assente nel complesso rapporto istituzionale e politico con lo Stato.

E’ venuto il tempo di affrontare e risolvere i problemi creati dal costante mancato rispetto dello Statuto, è tempo di rispettare il dettato statutario che prescrive di lasciare le entrate fiscali in Sicilia ed inoltre di finanziare la Regione, attraverso un fondo annuale di natura perequativa, destinato alla creazione di infrastrutture atte a sopperire al divario tra la Sicilia e il resto d’Italia e realizzare una forte tutela del territorio e dell’ambiente.

Le scelte della Costituente, che votò lo statuto speciale, portarono i siciliani a rinunciare alla lotta per l’indipendenza, quindi vi fu un “patto” il cui contenuto è stato ampiamente tradito. Ci troviamo innanzi ad una questione istituzionale che va riaffrontata iniziando con la richiesta del ripristino dell’Alta Corte, per poi proseguire su tutte le parti non attivate o attuate in maniera erronea. Innanzi alle accuse diffuse contro l’organizzazione della Regione Siciliana occorre un’azione che miri a rendere l’amministrazione regionale efficiente, riprendendo la lotta per garantire ai cittadini una condizione sociale vicina a quella media del resto del Paese.

Una riapertura del dibattito costituzionale sullo Statuto che regga i rapporti tra la Sicilia e lo Stato potrebbe portare anche ad una revisione dello stesso, alla luce delle nuove esigenze dei tempi. Tuttavia, al fianco di questo confronto occorre una grande mobilitazione popolare che renda compartecipi tutti i siciliani.

Ricordiamo alcune conseguenze del mancato rispetto dello Statuto: annualmente la Sicilia, con il petrolio pompato nel suo suolo e nel suo mare, fornisce all’Italia più di un milione di tonnellate di oli combustibili, pari al 28% della produzione nazionale, determinando un risparmio valutario, per mancata importazione, notevole per le finanze nazionali; quasi il 40% della benzina e del gasolio consumato in Italia viene raffinato in Sicilia e altra parte ne viene esportato, ma anche su questo alla Sicilia restano solamente i danni enormi di inquinamento, mentre le raffinerie pagano le tasse a Milano o a Genova.

Oggi la Regione e i comuni ricevano delle royalty irrisorie, a fronte di un incasso stimato dello Stato, solo per le accise sui carburanti raffinati in Sicilia e provenienti dalle estrazioni Siciliane, di circa 4 miliardi annui, che è quasi pari all’intero gettito delle tasse pagate dai siciliani. Inutile aggiungere che se una tale cifra fosse nella disponibilità della Regione il divario infrastrutturale tra la Sicilia e lo Stato in un decennio si verrebbe ad esaurire.

Queste ed altre considerazioni ci portano a pensare che i siciliani abbiano bisogno di disporre, al più presto, di una grande forza politica organizzata, unitaria e pragmatica, che si muova per rappresentarli nel dibattito nazionale e nelle fasi della ricostruzione locale. Una forza politica che raccolga nel territorio uomini, idee ed energie; una forza politica che centralmente promuova le grandi lotte indispensabili per realizzare progetti di riforma e di sviluppo; una forza politica capace di riprendersi i destini di questa terra, da troppo tempo in mano ad interessi estranei, che hanno provocato la rivitalizzazione ed il consolidamento della violenza mafiosa.

Un Movimento, quindi, che superi, senza rinnegarlo, il percorso autonomista che recentemente ha contraddistinto alcune esperienze politiche e che leghi il proprio impegno principalmente alla Sicilia, la quale può continuare a sentirsi una parte dell’Italia solamente se viene ricostruito un rapporto paritario che salvaguardi la dignità dei cittadini sul terreno delle infrastrutture, dell’ambiente, dei servizi, del lavoro, della sicurezza, della tutela dei più deboli e dell’istruzione.

Un Movimento che guardi con interesse ai fermenti che stanno scuotendo l’intero Mezzogiorno, dichiarando solidarietà alle ragioni delle altre parti d’Italia che hanno subito sorte parallela a quella della Sicilia e vivono drammi sociali molto simili, augurando loro la nascita di strumenti politici simili al nostro, con la certezza che, su questo piano, si potranno raggiungere unità d’azione e risultati prima impensabili.

Per raggiungere l’obiettivo di creare questa grande forza popolare sin qui tratteggiata, proponiamo un confronto serrato paritario, post ideologico, moderno e veloce, per giungere insieme ad un grande appuntamento che faccia impallidire ogni altra manifestazione politica; un appuntamento nel quale concludere il nostro percorso costituente assieme a tutti i gruppi, i soggetti, le esperienze e le energie che già operano e si battono per la Sicilia, dando vita ad un soggetto unitario che raccolga l’eredità della millenaria tradizione di questa terra.

Il documento porta le firme di Maurizio Ballistreri, Simone Bentrovato, Francesco Cannizzo, Antonio Carullo, Giancarlo Confalone, Felice Coppolino,  Livio Daidone, Giuseppe Di Silvestri, Emanuele Ferrara, Salvo Fleres, Salvatore Grillo, Livio Mandarà, Antonella Marsala,  Andrea Montemagno, Santo Nicosia, Giovanni Palladino, Andrea Piraino, Vito Pirrone, Carmelo Rapisarda, Francesco Salinitro, Giacomo Terranova, Salvatore Tignino, Alduino Ventimiglia, Santo Virga.

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