"L'avvocato di Salvatore Giuliano mi disse: 'Quel cadavere non era il suo ma di un altro'"

“L’avvocato di Salvatore Giuliano mi disse: ‘Quel cadavere non era il suo ma di un altro'”

Era il 5 luglio del 1950 quando il 27enne Salvatore Giuliano fu ritrovato morto nel cortile della casa di un avvocato di Castelvetrano. Sin da subito furono evidenti delle incongruenze nella versione degli inquirenti sulla fine del bandito più romanzato della storia italiana a tal punto che, nel corso degli anni, ne sono state diffuse ben cinque. Una di queste sostiene che il Giuliano morto in Sicilia fosse un sosia e che quello vero fu fatto fuggire all’estero o divenne latitante o fu ucciso alcuni anni più tardi, in un bar di Napoli, con un caffè al cianuro (quasi come successo veramente a Gaspare Pisciotta nel 1954 ma il suo caffè letale era alla stricnina).

A tal proposito, sul sito del giornalista lucano Angelomauro Calza, è apparsa oggi – venerdì 28 dicembre – un’intervista a Giosi Zito, infermiere di Castelvetrano che ha assistito fino in punto di morte l’avvocato Gregorio Di Maria, il legale di Salvatore Giuliano.

Gregorio Di Maria

L’avvocato Gregorio Di Maria.

 

“Io faccio l’infermiere – ha svelato – La storia ci dice che Salvatore Giuliano 70 anni fa fu ucciso nel cortile dell’Avvocato Di Maria che era colui che lo ospitò negli ultimi tre mesi di vita. L’Avvocato Di Maria è stato ricoverato nel 2010 nel mio reparto, all’epoca io lavoravo in medicina all’Ospedale di Castelvetrano. Durante questo ricovero lui ha incominciato a avvicinarmi e a raccontarmi delle storie. Io all’inizio non ero assolutamente interessato, ma poi, man mano che mi venivano raccontate, capivo che potevano essere storie molto importanti. Ho così incominciato ad ascoltarle con più attenzione […] In particolare mi ha raccontato che non fu ucciso Salvatore Giuliano, ma un’altra persona che gli assomigliava”.

Qualche settimana dopo quella confessione l’avvocato morì e l’infermiere, insieme a un suo collega, avevano deciso di non dire niente su quanto appreso perché non ne avevamo “subito capito la reale importanza di quanto appreso”.

“Dopo sei o sette mesi poi – ha spiegato Giosi Zito – accendendo la televisione, ho visto al telegiornale la notizia della riesumazione del cadavere di Giuliano perché si pensava non fosse realmente lui. A questo punto io ho contattato un giornalista di Castelvetrano che in passato aveva anche intervistato l’Avvocato Di Maria, e gli ho raccontato tutto. Dopo il mio racconto il giornalista non era sicuro della mia attendibilità, così mi chiese di scrivere una frase che mi aveva detto l’Avvocato in modo da poter valutare se fossi in grado di esprimere il modo di parlare dell’Avvocato Di Maria. Così io ho scritto una frase e lui da quel momento mi ha creduto”.

L'avvocato Gregorio Di Maria.

Un mese dopo l’infermiere è stato chiamato dai magistrati di Palermo che si occupavano della riesumazione ed è stato interrogato per due volte, raccontando che “la persona che fu uccisa al posto di Salvatore Giuliano era un giovane di nome Antonino Scianna“.

Per confermare quanto raccontato da Giosi Zito, i magistrati indagarono sulle persone scomparse nel 1950 nella zona di Castelvetrano, appurando che effettivamente “questo Antonino Scianna era veramente scomparso, non se ne era saputo più niente. In questo modo io sono stato subito accreditato perché queste cose le potevo sapere solo se me le avesse raccontate una persona che era presente nel 1950”.

L’infermiere ha poi raccontato ad Angelo Mauro Calza cosa successe nella notte prima del ritrovamento del corpo di Giuliano: “L’Avvocato Di Maria mi ha raccontato che quella notte, parte deviata della Polizia portò questo ragazzo già morto a casa sua. Lo portarono al primo piano e c’erano presenti sia Salvatore Giuliano che il cugino Gaspare Pisciotta. La leggenda narra che fu proprio il cugino a tradirlo, ma i fatti sono ben diversi, infatti Pisciotta era lì con lui quella notte. In quella casa a fare parte di questa farsa c’era anche un ispettore di polizia che era d’accordo con Salvatore Giuliano”.

L'avvocato Gregorio Di Maria.

Il cadavere di Scianna, quindi, è stato messo in un primo momento sul letto di Salvatore Giuliano, poi portato in cortile: “Durante la discesa dalle scale l’avvocato Di Maria mi disse che il cadavere cadde e gli si ruppe il femore”.

E Salvatore Giuliano? “L’indomani mattina Giuliano andò via lasciando un memoriale in cui accusava tutti i politici e le persone coinvolte negli omicidi, molti dei quali commissionati, e soprattutto si discolpava della strage di Portella della Ginestra che non aveva fatto assolutamente lui, ma gliela avevano accollata”.

Un memoriale in cui il bandito di Montelepre avrebbe sostenuto che quella strage avesse avuto come mandante “la politica per incutere timore ai contadini perché volevano che votassero un partito piuttosto che un altro”.

L’intervista integrale, perché c’è molto altro, la trovate qui.

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