Paolo Borsellino

Le audizioni di Borsellino: “Perché scortarmi la mattina per poi essere ucciso la sera?”

Sono stati rivelati quest’oggi a Roma alcuni momenti delle audizioni di Paolo Borsellino alla Commissione Antimafia tra il 1984 e il 1991, nell’ambito del provvedimento che ha declassificato tutti gli atti secretati dalle inchieste parlamentari dal 1962 al 2001. All’evento era stato invitato anche il fratello Salvatore, che però non ha accettato l’invito.

All’interno di un video (risalente al 1984 e proiettato in Senato) Borsellino fa molteplici osservazioni nei confronti della Commissione di allora, arrivando anche ad uno sfogo in merito alla scorta, prevista solo la mattina per mancanza di autisti e costringendolo a recarsi il pomeriggio a lavoro con la propria auto: “Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare… Di pomeriggio, è disponibile solo una macchina blindata. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera”. In un passaggio Borsellino lamenta anche la mancanza di segretari e dattilografi: “Ne abbiamo bisogno per tutto l’arco della giornata”.

E nel 1989 (in qualità di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala) dice: “É un po’ paradossale che la commissione antimafia venga a chiedere quale è la situazione della lotta alla mafia: i magistrati vengono mandati qui di malavoglia, vengono con la valigia in mano da auditori e ripartono appena trovano l’occasione o appena scadono i due anni. L’incentivo non può essere che economico, mi si dice che é allo studio ma da tre anni ma ancora non si hanno notizie. Queste zone sono periferiche ma non con riferimento alla criminalità. Il mio ufficio, rimanendo identico come personale, mentre prima si occupava di 4 mila processi l’anno, ora si occupa di 30 mila processi l’anno a cui si aggiungono 60 mila dalle procure del circondario. Oggi io ho i 100 mila processi: me li sono guardati tutti, io non mi arrendo”.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO, PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA – “In questi video vediamo un Paolo Borsellino arrabbiato, non ce la fa a portare avanti il lavoro, è troppo e il magistrato non riesce a gestire un numero di procedimenti troppo elevato. Quanto sarebbe necessario che la magistratura avesse la possibilità di curare la qualità, se vogliamo affrontare la mafia e la corruzione bisogna dedicarsi a tempo pieno e non si può rimanere sommersi. Il ministro della giustizia sicuramente provvederà con una serie di provvedimenti”.

NICOLA MORRA, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA – “Voglio credere e sperare che tutti gli uomini di Stato vogliano combattere le mafie, poi qualcuno con ingenuità o irresponsabilità potrebbe aver fatto degli errori, ma questo lo dovranno accertare i magistrati. Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese. Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi. Non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Questi materiali che possono emotivamente risultare toccanti saranno messi nella disponibilità di tutti gli italiani”.

GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO – “Oggi la Commissione Antimafia ha desecretato tutti gli atti dei suoi lavori fino al 2001, offrendo così un patrimonio prezioso all’intera collettività. Grazie a questa scelta di trasparenza, oggi possiamo riascoltare le parole amare del giudice Paolo Borsellino e la sua denuncia in anni cruciali per la lotta alla mafia. Le sue parole potranno risuonare nelle coscienze di tutti noi. Un bel segnale affinché nessuno sia lasciato solo nella lotta contro la mafia”.

LUIGI DI MAIO, VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO – “C’è chi per anni ha alzato muri di silenzio e omertà fra i cittadini e le Istituzioni, tra la sete di giustizia e la verità sulle stragi. C’è chi ha trattato con la mafia alle spalle dell’Italia onesta, preoccupandosi solo di correre a insabbiare tutto. Noi siamo un’altra cosa e apriamo gli archivi della Commissione parlamentare antimafia ai cittadini. Tutti possono leggere con i propri occhi le pagine più torbide che hanno segnato il Paese, tutti devono poter ascoltare gli audio di eroi come Paolo Borsellino che hanno combattuto a costo della vita, senza mai chinare il capo. Né di fronte ai cosiddetti uomini d’onore, né al cospetto dei loro complici tra gli uomini di Stato. La lezione di Peppino Impastato non si dimentica, la mafia è una montagna di merda. E tutti la devono vedere”.

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