Lea, la sentenza della Corte Costituzionale: “La Sicilia deve erogarli integralmente”

Erano illegittime alcune norme contenute nella legge regionale n. 8 del 2018 (la Finanziaria) che prevedeva da parte della Regione siciliana di non versare all’erario circa 600 milioni di euro, in base alla previsione della legge finanziaria dello Stato che a sua volta prevedeva la “retrocessione” delle accise petrolifere di pari importo, come “compensazione” di un aumento della quota di compartecipazione della Regione alla spesa sanitaria.

Lo afferma una sentenza della Corte Costituzionale, a proposito del pagamento dei Lea (livelli essenziali di assistenza), che in pratica non consentirà alla Regione siciliana di utilizzare circa 600 milioni di euro che due anni fa erano stati accantonati per la copertura del debito, in attesa della soluzione del lungo contenzioso con lo Stato che aveva impugnato la norma regionale. Una decisione, quella della Corte, che nei prossimi giorni aprirà certamente un vivace dibattito politico.

La sentenza della Corte Costituzionale, molto lunga e di complessa interpretazione, stabilisce che “la determinazione dei livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria (LEA) è un obbligo del legislatore statale ma la sua proiezione, in termini di fabbisogno regionale, coinvolge necessariamente le Regioni. Perciò la fisiologica dialettica tra questi soggetti dev’essere improntata alla leale collaborazione per assicurare il miglior servizio alla collettività”.

Dichiarando illegittime due disposizioni della legge regionale n. 8 del 2018, la Corte sostiene in pratica che la Sicilia non poteva prevedere una diversa utilizzazione dei fondi rispetto allo scopo di finanziare i livelli essenziali di assistenza sanitaria e ospedaliera. Soldi che, se fossero stati “autorizzati”, avrebbero permesso di varare il bilancio 2020 con più serenità.

L’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, tuttavia, interpreta in modo positivo questo pronunciamento della suprema Corte. “Siamo riusciti nell’obiettivo di riaprire una questione che da anni sembrava sepolta e cioè la retrocessione di circa 600 milioni di euro di accise, stabilita da una legge finanziaria dello Stato del 2006: quest’ultima sentenza dice chiaramente che questa somma è dovuta e che la “provocazione” della Regione è riuscita. La mancata attuazione contestata allo Stato ha determinato una perdita per la Sicilia di circa otto miliardi di euro. Adesso Roma metta mano al portafoglio, e le somme che ci devono saranno destinate ai Lea”.

Il contenzioso Stato – Regione siciliana si trascina da tempo. Già lo scorso anno la Corte costituzionale aveva sostenuto l’illegittimità delle norme grazie alle quali la Regione “aveva iscritto nelle entrate del bilancio alcuni cespiti non sorretti da un idoneo titolo giuridico. La loro contabilizzazione in “entrata” aveva così ampliato artificiosamente le risorse disponibili, consentendo spese oltre il limite del naturale equilibrio”.

Con questa sentenza la Corte ha affermato “la primazia della tutela sanitaria rispetto agli interessi sottesi ai conflitti finanziari tra Stato e Regioni” in ossequio al principio costituzionale che pone al centro “la persona umana, non solo nella sua individualità, ma anche nell’organizzazione delle comunità di appartenenza che caratterizza la socialità del servizio sanitario”.

È stato altresì affermato – recita una nota della Corte – il principio della previa programmazione del fabbisogno finanziario e dell’obbligo di monitoraggio continuo per verificare la sufficienza delle risorse e la resa delle prestazioni secondo gli standard previsti dalla legge e dal Dpcm sui LEA.

Con la stessa pronuncia è stato dichiarato non fondato il ricorso dello Stato contro la Regione, motivato con il mancato o incompleto procedimento di cambio di destinazione dei fondi strutturali assegnati per il periodo 2014-2020. La Corte ha osservato che l’eventuale accoglimento delle censure statali avrebbe ulteriormente ritardato i tempi di impiego dei fondi stessi, la cui utilizzazione scade proprio nell’esercizio in corso. È stata così riaffermata la priorità dell’interesse ad assicurare, nell’arco di tempo previsto dal regolamento, l’effettiva utilizzazione da parte della Regione dei finanziamenti europei, che costituiscono i principali strumenti finanziari della politica regionale di investimento dell’UE.

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