Lettera aperta a Luca Orlando: “Anche i palermitani che scappano sono migranti”

(gm) Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al sindaco di Palermo Leoluca Orlando da parte di Domenico Bonanno che si definisce “un giovane palermitano deluso” ma che in realtà svolge il ruolo di coordinamento giovani del movimento “Diventerà Bellissima”. Una garbata critica all’operato del primo cittadino di Palermo, tornato alla ribalta nazionale sul tema dei migranti con la “ribellione” al decreto sicurezza.

Caro “Sindaco” Orlando,

sì, metto sindaco tra virgolette e non caro, perché in fondo ormai, sei quasi uno di famiglia ma il sindaco invece non lo fai da tempo. Chissà in quanti, nel corso della tua lunghissima carriera politica, ti avranno etichettato come cornuto. Tanti, tantissimi. In fondo, il palermitano lo conosciamo: un giorno ti ama, il giorno dopo ti odia. Ma forse, i veri cornuti siamo noi palermitani: ammaliati, affascinati e poi, troppo facilmente, traditi e abbandonati.

Amministrare questa città, coacervo di bellezze, sogni, speranze, problemi e particolarità, non è certo facile. Chissà quante volte avrai pensato: “Ma chi me l’ha fatto fare?”, ne sono certo. Ma il punto, caro “sindaco”, è un altro: da quanto hai smesso di amministrare questa città?

Non c’è gesto d’amore più grande, per una città come la nostra, che quello di governarla, con la certezza di poter sbagliare, ma con la consapevolezza di provare a fare qualcosa. Da sempre, califfo o imperatore della nostra città, hai combattuto contro tutto e tutti per restare a galla. Hai sempre avuto l’indiscussa capacità di uscire dall’angolo in cui ti eri cacciato, con un coup de théâtre, degno dei migliori registi. E anche questa volta non hai perso l’occasione. Una Palermo che sprofonda sotto il peso dei suoi problemi, storici, ben noti, ma ancora lì a dannare l’anima di una città bella e disgraziata.

domenico bonanno letter aperta al sindaco orlando

Certo, dirai, la colpa è degli altri, di chi ti ha preceduto. Ormai ci siamo abituati, come per la vicenda dei rifiuti, quando volevi convincerci che la colpa fosse di Cammarata. Anche lui, “sindaco” di nome ma non di fatto, soprattutto nel suo secondo mandato. Ma non potrai di certo dimenticare che hai fatto il sindaco per 20 anni, e lo fai dal 1985. Beh, noi di certo non lo dimentichiamo. Sai, mi sarei quasi convinto della sincerità della tua battaglia, se solo ti avessi visto così attivo, guerreggiare con i più alti poteri dello Stato, non soltanto quando si tratta di accogliere ma anche di fronte alla necessità di frenare chi va via, e lo fa per necessità.

Ti ho visto in prima fila accogliere chi scappava alla ricerca di un futuro migliore, non ti ho mai  sentito spendere una parola per chi scappava e scappa, da questa città, anche loro alla ricerca di un futuro migliore. Che differenza c’è tra noi e loro? Nessuna, questo ce lo insegni tu. Ma caro “sindaco” se è vero, come è vero, che chi arriva a Palermo non è un migrante ma un palermitano, è altrettanto vero che oggi tanti, troppi palermitani, sono diventati migranti. Migliaia di giovani migranti, dall’accento siciliano, animati dalla stessa voglia di riscatto e dalla stessa speranza di chi dall’Africa arriva qui. Tanti giovani, ai quali, sarebbe servita una levata di scudi, uno scatto d’orgoglio, una disobbedienza civile per sentirsi meno soli, per sentirsi un po’ più palermitani. Ma in fondo, anche tu, come molti altri, sei colpevole di tutto questo. Docente universitario, sindaco, deputato, eurodeputato, si caro Luca avresti potuto e dovuto fare di più.

Troppo facile, troppo comodo adesso ergersi a paladino di chi sogna e spera, conosce solo il presente e non il passato. Se solo avessi fatto il sindaco, se solo avessi amministrato, se solo avessi fatto quanto in tuo potere per non fare morire questa città, io ti avrei creduto, avrei creduto alla sincerità della tua battaglia. È razzista dire che avresti dovuto dare e fare di più per Palermo? È razzista criticare ragioni e modalità di una, a mio avviso, trovata politico – pubblicitaria? È razzista ricordarti che tanti fratelli migranti, sono figli di questa terra?

Chissà cosa penserai, quando e se leggerai queste mie poche righe. Forse mi etichetterai come un leghista, o peggio razzista, io mi definisco realista. I migranti, coloro che fuggono da fame e guerre, sono anche miei fratelli. C’è un problema immigrazione che va affrontato insieme con gli altri paesi europei. Ma le tue sono solo sceneggiate, e come tali, buone solo a darti visibilità. Non voglio entrare nel merito della vicenda, perché  troppo articolata per essere affrontata in poche righe e troppo delicata, per far di tutta l’erba un “fascio” come troppo spesso accade, ma una cosa è certa: se solo il sindaco lo avessi fatto, avresti avuto al tuo fianco tutti i palermitani.

Oggi invece a me, a noi giovani, a noi palermitani, tutto questo sembra l’ennesimo coup de théâtre. Ma non temere, sarà l’ultimo. Il sipario cala sempre per tutti. Un giovane palermitano deluso. Domenico Bonanno (nella foto interna).

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