Liberi consorzi, di male in peggio. E se si tornasse alle “vecchie” Province regionali?

Alcune riforme attendono da qualche decennio di essere affrontate ma, per un motivo o l’altro, vengono sempre rinviate. Certo, se si continua ad operare come in questi ultimi anni sarà difficile fare alcunché. Le regole si scrivono insieme, come ci hanno insegnato i padri della nostra Repubblica, perché devono valere per tutti i partiti e le coalizioni che si alternano nel governo delle istituzioni. Quindi è necessaria un’assunzione di responsabilità collettiva di Governo, maggioranza ed opposizioni, senza le quali si continuerà a navigare a vista.

Vorrei iniziare dall’assetto istituzionale del nostro territorio, che è prioritario affrontare subito. Sono trascorsi ormai 64 mesi da quando l’Ars ha varato la Legge regionale 15/2015, quella legge “sciagurata” che sopprimeva le Province Regionali in Sicilia, istituendo i Liberi Consorzi dei Comuni e delle Città Metropolitane.

Da allora questi nuovi Enti di area vasta sono stati gestiti da svariati commissari straordinari, nominati dal Presidente della Regione: solo da un paio d’anni, nelle sole tre città metropolitane la gestione è passata ai sindaci di Palermo, Catania e Messina mentre negli altri sei Liberi consorzi continuano a gestire il tutto i Commissari Governativi. Sappiamo le conseguenze disastrose che quella scelta del governo Crocetta e della sua maggioranza hanno provocato. I nuovi Enti non assolvono più ai compiti delle ex Provincia Regionali, le strade Provinciali sono diventate quasi tutte impraticabili, gli istituti scolastici di competenza provinciale sono abbandonati a loro stessi e i dirigenti scolastici spesso non sanno come fare per risolvere i problemi di manutenzione e gestione degli edifici da loro utilizzati.

A livello sovra comunale, le politiche di programmazione territoriale per la realizzazione di infrastrutture, la tutela dell’ambiente e la gestione dei servizi, ai quali prima provvedevano le Province,   sono entrate nel marasma e nella confusione più assoluta. Oggi non si capisce bene chi ne abbia la competenza. Assistiamo ancora al proliferare di aziende, consorzi, società, agenzie di sviluppo locale che si costituiscono con lo scopo nobile di gestire servizi, programmare e realizzare infrastrutture, sviluppare il turismo e tanto altro ancora.

Tutti questi organismi non vengono gestiti in regime pubblicistico, nonostante siano composti per lo più dai Comuni ma in regime privatistico, regolato dal Codice Civile. Tale regime non obbliga questi organismi pubblico – privati ad applicare le stringenti regole sulla trasparenza e sui controlli ai quali sono sottoposti gli Enti Pubblici, per cui in molti casi le gestioni risultano opache e discutibili. Peraltro, quasi tutti hanno fallito l’obiettivo di risultare più efficienti, efficaci ed economici rispetto alla Pubblica Amministrazione ed hanno quasi del tutto fallito l’obiettivo di coinvolgere i privati nell’assunzione di responsabilità e nel loro coinvolgimento nella gestione.

A questo disordine istituzionale e di competenze ritengo sia giunto il momento di mettere ordine. Occorre ripensare al ritorno alle Province Regionali ed all’elezione diretta da parte degli elettori ai loro organi democratici di rappresentanti degli interessi diffusi di tutti i cittadini. Riprendere la Legge regionale 9/1986, aggiornarla alle odierne esigenze, applicarne la parte del decentramento delle competenze della Regione ai Comuni ed alle Province, trasferendo loro, di conseguenza, le risorse umane e finanziarle per consentire la gestione delle materie trasferite dalla regione. Se si va a rileggere quella legge era tutto previsto ma il legislatore regionale ha ritenuto di non tenerne conto per non cedere parti di poteri propri che, peraltro, non vengono adeguatamente gestite.

Una Riforma così importante ridisegnerebbe l’assetto di tutte le competenze ed avvicinerebbe i centri decisionali ai cittadini. Gli amministratori locali, che sono il vero front-office di prima istanza, verrebbero aiutati meglio a svolgere il loro ruolo determinante per affrontare e risolvere le istanze locali provenienti dalla comunità che amministrano. Non vedo per quale motivo si debba ancora continuare a mantenere un sistema di potere che funziona male e che allontana sempre più i cittadini dalle istituzioni che finiscono con il considerare tutte le classi dirigenti politiche ed amministrative quali loro nemici e unici responsabili del mancato sviluppo della loro terra, che provoca malessere e disoccupazione. Occorre avere coraggio per tentare di correggere l’attuale sistema.

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