Libersind Confsal contro il Teatro Massimo: “Palesi limitazioni ai diritti sindacali”

Diventa sempre più aspro il confronto tra il sindacato Libersind Confsal (quarta confederazione italiana per numero di iscritti) e la direzione del Teatro Massimo di Palermo, accusata di “palesi limitazioni” dei diritti sindacali. Una vertenza che è già in piedi da alcune settimane e che è sfociata in uno sciopero indetto per il 29 ottobre e che ha portato a nuove recriminazioni.

Secondo il sindacato, infatti, nel giorno dello sciopero “la Fondazione disponeva in portineria un foglio per le adesioni. L’assolutezza del diritto di sciopero non può essere subordinato a forme o restrizioni, se non quelle disposte dalla legge: predisporre la lista dei buoni e dei cattivi, impedire al lavoratore di apporre la propria firma di adesione, che a detta della Fondazione sarebbe dovuta pervenire entro un determinato orario, è una palese limitazione. Il fatto denunciato ha riguardato proprio un lavoratore aderente al Libersind, alla presenza di testimoni”.

La proclamazione dello sciopero era stata preceduta la settimana scorsa da una lettera con cui il Libersind Confsal lamentava il mancato riconoscimento sindacale, sulla base “della misurazione della rappresentanza così come sancito da accordi e convenzioni nel mercato del lavoro”.

Libersind Confsal aveva chiesto il riconoscimento in virtù di pronunce giurisprudenziali, di accordi, convenzioni di gran parte del mercato del lavoro sottolineando che “la Confsal, cui Libersind appartiene, ha rilevanza numerica, consistenza associativa in tutto l’arco delle categorie tutelate e significativa presenza territoriale sul piano nazionale. È presente come RSU e firma accordi in gran parte dei teatri italiani: recentemente il Libersind è stato riconosciuto al Bellini di Catania. La chiusura di questa Fondazione sembra antitetica al senso di democrazia, di apertura e di laicità professato dal Sovrintendente”.

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