Lo Curto a Fava: “Sicilia denigrata da Non è l’Arena, si intervenga con l’Agcom”

Eleonora Lo Curto, deputato regionale e capogruppo dell’Udc all’Ars, ha scritto una lettera al presidente della Commissione antimafia Claudio Fava “per chiedere un intervento presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la deliberata azione denigratoria nei confronti della Sicilia posta in essere nella trasmissione televisiva de La7 “Non è l’Arena” nella puntata di domenica 6 ottobre. Durante il talk show condotto da Massimo Giletti sono state espresse da parte dell’imprenditore lombardo Gianluca Brambilla frasi dal tenore chiaramente razzista nei confronti delle popolazioni meridionali e segnatamente contro i siciliani descritti, questi ultimi, come soggetti geneticamente inferiori”.

Fa ancora discutere, insomma, la trasmissione (meglio dire le trasmissioni, visto che della Sicilia si è parlato per due domeniche di fila in termini poco lusinghieri) di La7 che prendeva spunto dal tema dei costi dell’Ars su cui sono state fornite cifre ritenute false dal presidente Gianfranco Miccichè.

L’esponente dell’Udc sottolinea nella lettera che “è stato consentito allo stesso imprenditore Brambilla di potere magnificare e incoraggiare condotte corruttive a suo dire tanto efficaci da avere prodotto in Lombardia il migliore sistema sanitario del Paese. Gianluca Brambilla, infatti, ha elogiato l’ex presidente della Lombardia Roberto Formigoni che, seppure condannato in via definitiva per fatti di corruzione, ha costruito una sanità eccellente. Ciò è stato affermato quasi a voler significare, in maniera riprovevole, che esiste un sistema corruttivo che può essere salvato nel giudizio morale dell’opinione pubblica e che al di là dell’azione penale cui soggiace è persino da imitare. E noi siciliani non siamo buoni neanche in questo”.

“È inaccettabile – prosegue – che una così grave e assurda affermazione possa essere propalata in una trasmissione televisiva seguita da un pubblico vastissimo, che per l’efficacia comunicativa che produce e la suggestione che provoca è, a mio giudizio, inaccettabile strumento di induzione a delinquere purché produca effetti positivi. E’ altresì riprovevole l’atteggiamento tenuto dal conduttore Massimo Giletti di fronte all’imprenditore siciliano Massimo Ombra, che ha tentato di difendere doverosamente la dignità del popolo siciliano denunciando la carenza di infrastrutture mai realizzate dal governo nazionale con danno all’economia della Sicilia e i ritardi nella ricostruzione del ponte Himera rispetto al Ponte Morandi. Giletti, infatti, ha sostenuto che il ponte genovese è ben più importante di quello sull’autostrada Palermo-Catania poiché aiuta le imprese a trasportare le merci nei paesi d’oltralpe, ammettendo di fatto che noi siciliani dobbiamo accettare con fatalità la nostra condizione di svantaggio infrastrutturale che ci rende un popolo di affamati e assistiti”.

“Signor Presidente – scrive la LO Curto rivolgendosi a Fava – è insopportabile che a queste affermazioni siano seguite le parole del siciliano Pietrangelo Buttafuoco il quale ha sostenuto che l’autonomia siciliana va abolita e la regione commissariata, allo stesso modo di come ha orribilmente detto l’imprenditore Brambilla che ha auspicato un commissario del Nord per la Sicilia. Concludo con l’invito, alla luce dell’audizione dell’ex presidente della regione Rosario Crocetta che si è tenuta nella sua commissione, a chiedere formalmente al signor Giletti di porre domande all’ex governatore, ospite assiduo a “Non è l’Arena”, sul sistema Montante di cui è stato espressione e garante nel corso del suo governo posto al servizio dello stesso “demiurgo Montante” consentendogli quel potere assoluto che la magistratura gli contesta nelle motivazioni della condanna a quattordici anni di reclusione. Tutto questo, signor Presidente, va fatto a salvaguardia delle Istituzioni e della dignità del Popolo siciliano, nel rispetto dei principi costituzionali violati dalla trasmissione televisiva e nel convincimento che nelle dichiarazioni di cui le ho dato sintesi vi sia una chiara apologia della superiorità della razza e del reato di corruzione in aperta violazione della Costituzione e del codice penale”.

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