M5S, dallo streaming alle… catacombe: finisce la “glasnost” di Beppe Grillo

Come sono cambiati i tempi! Dalla politica dello streaming a quella delle… catacombe. E’ finita l’epoca in cui Beppe Grillo urlava nelle piazze che gli incontri tra le forze politiche, non solo alla vigilia della formazione dei governi, sarebbero dovuto avvenire alla luce del sole, ovvero in streaming. Il Palazzo avrebbe dovuto essere di vetro, ma la “glasnost” (trasparenza) di Grillo è finita, più o meno, come quella di Michail Gorbaciov.

Almeno l’italo comico un effetto l’ha ottenuto: ha prima messo alla berlina l’allora segretario e incaricato premier Luigi Bersani, che, “urbi e orbi”, fu messo alla gogna meditatamente e costretto a ritirarsi in buon ordine, nonostante lo avessero incontrato personaggi di secondo piano del M5s. La stessa cosa è accaduta a Matteo Renzi, che cercò in tutti i modi di dare scacco matto a Grillo, che c’era, ma senza riuscirvi. Per ben due volte il Movimento 5 stelle disse no al Partito democratico, che rimase con le pive nel sacco.

Adesso, secondo alcuni, i tempi sarebbero cambiati. Ma c’è sempre la regia di Grillo che, dopo avere firmato insieme con Renzi un appello pro-vaccini, adesso sarebbero i fautori di un ipotetico governo Pd – M5s. E lo scandalo delle banche che Grillo denunciò in tutte le piazze d’Italia che fine ha fatto? E Renzi: non era una sorta di mostro tentacolare che delegava poteri su poteri a Maria Elena Boschi, figlia del vice presidente della banca dell’Etruria? Cosa è cambiato?

Soprattutto: perché Di Maio e Zingaretti si sono incontrati alla Camera dei deputati, quasi in segreto, senza streameng? Intanto, ci hanno evitato un’altra pagliacciata. Se nascerà o no un governo, è tutto da vedere. Ma non si possono ignorare i risvolti politici: con il ritorno in campo di Grillo, Di Maio è stato praticamente esautorato dal ruolo di capo politico del Movimento 5 Stelle.

Nel Pd, invece, se si farà un governo, Zingaretti sarebbe esautorato da Matteo Renzi, il quale aveva detto prima no ad un governo con i grillini – buttandoli tra le braccia della Lega di Matteo Salvini – ed  ora lo ha quasi imposto al suo successore alla guida del Pd. Come dire, qui comando sempre io.

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