Ma…la sanità a Ragusa: servono medici, arrivano giudici

In principio fu Civello. Correva l’anno 2011 e l’arresto del primario di Chirurgia toracica scuoteva l’Asp 7 di Ragusa che sul professore venuto da Roma all’ospedale Civile, aveva scommesso immagine e credibilità. Entrambi perse nelle pesanti accuse di concussione, falso ideologico e materiale, abuso d’ufficio. Secondo gli inquirenti Civello avrebbe indotto i pazienti ricoverati a scegliere di essere operati a pagamento in regime di “intramoenia”. Il manager dell’Asp era Ettore Gilotta. La sanità esce così dai corridoi ospedalieri per entrare in quelli del Tribunale. Dai quali sembra non uscire più. Nel 2015 arriva infatti il manager Maurizio Aricò. Per lui niente manette, solo un trasferimento e un’inchiesta che lo porta a processo per una serie di reati collegati all’appalto delle pulizie e all’intempestiva apertura dell’ospedale Giovanni Paolo II. Altro colpo basso per la sanità iblea che nel frattempo annaspa tra medici denunciati, morti sospette e cause perse, anche se perseguite con testarda, inutile e particolarmente costosa consapevolezza, fino in Cassazione. Del resto riconoscere i propri errori non è da tutti, se poi a pagare è il pubblico diventa tutto più facile.

L’eco di Aricò, nonostante si sia passati dalla direzione di Salvatore Ficarra all’attuale di Angelo Aliquò, non si è ancora spenta, anche perché non lo consentono i cantieri attualmente aperti all’ospedale nuovo e la devastazione lasciata al Civile e all’Ompa, che come un fulmine a ciel sereno le manette scattano attorno ai polsi del medico legale Giuseppe Iuvara, una delle figure più note, amate e stimate della sanità locale. Lui è accusato di corruzione. Si dimette dall’Asp che comunque lo licenzia.

E mentre il 23 settembre si attende l’avvio del processo nei confronti di Iuvara, a tenere alta l’attenzione di investigatori e inquirenti ci pensa il dirigente medico della Medicina, il diabetologo Giovanni Elia. Anche in questo caso si tratta di persona stimata, indagata e oggetto di un provvedimento interdittivo. E magari non sarà motivo di perdita d’immagine visto che il “vizietto” risulterebbe piuttosto diffuso, ma pesa come un macigno l’accusa di truffa ai danni dell’Asp visto che da dipendente in “intramoenia” con una maggiorazione di esclusività di 1200 euro sullo stipendio, sembra che il medico avesse l’abitudine di effettuare visite a domicilio senza fare transitare i pazienti dallo sportello e intascando i soldi in nero. Immediata la reazione della triade dirigenziale dell’Asp formata dal direttore generale Angelo Aliquò, dal direttore amministrativo Salvatore Torrisi e dal direttore sanitario aziendale Raffaele Elia (peraltro cugino dell’indagato), chiamata a firmare un provvedimento di sospensione in quanto parte lesa.

Tempi duri per il manager Aliquò, architetto per laurea e scrittore per passione, che si ritrova con un medico dimesso e licenziato, uno sospeso senza contare quelli sotto processo. Di inarrestabile, a quanto pare, non resta che il covid-19.

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