“Mettici 2.000 tamponi rapidi, fregatene”: le intercettazioni alla dirigente arrestata

Maria Letizia Di Liberti, 59 anni, a capo del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico, è coinvolta nell’inchiesta riguardante i dati alterati in Sicilia sulla pandemia ed è agli arresti domiciliari per falso materiale e ideologico. La dirigente, come si evince dalle intercettazioni di novembre, aveva l’esigenza di “diluire” i decessi per evitare di segnalare di aver superato quota 20 giornalieri e di aumentare il numero dei tamponi fatti.

…Ma mettici 2.000 di rapidi…fregatene!!!“, dice Di Liberti all’impiegato della società che gestisce il sistema informatico dei flussi da comunicare all’ISS, per gonfiare i dati sui tamponi fatti. “Razza è seccato – spiega Di Liberti – mi disse: il fallimento della politica, non siamo stati in grado di tutelarci, i negozi che chiudono, se la possono prendere con noi, non siamo riusciti a fare i posti letto“.

“Ci dissi ma non è vero, reggiamo perfettamente – racconta la dirigente  sempre riferendosi alla conversazione con Razza – . Anche se in realtà, non ti dico, oggi è morta una, perché l’ambulanza è arrivata dopo 2 ore ed è arrivata da Lascari. Ed è morta, e qua c’è il magistrato che già sta, subito, ha sequestrato le carte…. 2 ore l’ambulanza. Perché? Perché sono tutte bloccate nei pronto soccorsi. Tutte!”.

Nell’ordinanza del gip Caterina Brignone che ha portato agli arresti domiciliari di Di Liberti, di due collaboratori e all’avviso di garanzia dell’assessore Razza, si legge che “emerge un quadro a di poco sconcertante e sconfortante del modo in cui sono stati gestiti i dati pandemici regionali, in un contesto in cui alla diffusa disorganizzazione ed alla lentezza da parte degli uffici periferici incaricati della raccolta dei dati si è sommato il dolo di organi amministrativi e politici ai vertici dell’organizzazione regionale”.

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