Mafia e droga, grossa operazione dei carabinieri di Catania: 32 arresti /NOMI

Una vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Catania, denominato Black Lotus, è in corso in tutto il territorio nazionale per la cattura di 32 persone accusate di appartenere a Cosa nostra etnea. Nove persone sono state arrestate, dieci poste ai domiciliari e il provvedimento restrittivo emesso dal Gip è stato notificato a 12 persone già detenute per altra causa. Un indagato è al momento irreperibile.

La Direzione distrettuale antimafia della locale Procura distrettuale le ha indagate, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi. L’indagine ha consentito di fare luce sull’articolazione della struttura interna alla famiglia catanese di Cosa nostra, cristallizzando la presenza di figure verticistiche e i ruoli di responsabilità ben definiti.

I NOMI: Gli arrestati sono: Carmelo Ardizzone, di 38 anni; Sebastiano Caruso, di 41; Antonino Correnti, di 51; Domenico Orazio Cosentino, di 28; Roberto Finocchiaro, di 26; Gianluca Lo Presti, di 42; Giuseppe Santonocito, di 54; Barbaro Stimoli, di 31; Carmelo Orazio Stimoli, di 37.

Agli arrestati ai domiciliari sono: Andrea Consoli, di 42 anni; Vincenzo Consolo, di 48; Marcello Corona, di 43; Carmelo Roberto Di Mauro, di 24; Salvatore La Rosa, di 45; Giuseppe Leocata, di 41; Venerando Leone, di 46; Stefania Lorena Politini, di 34; Giuseppe Puglisi, di 59; Gabriele Salvatore Stimoli, di 22.

Il provvedimento è stato notificato in carcere ai già detenuti: Orazio Coppola, di 55 anni; Carmelo Distefano, di 35; Aldo Ercolano, dI 35; Giuseppe Faro, di 47; Giuseppe Felice, di 52; Salvatore Messina, di 28; Corrado Monaco, di 41; Carmelo Puglisi, di 49; Vito Romeo, di 43; Francesco Santapaola, di 40; Pietro Stimoli, di 34; Antonio Tomaselli, di 53.

LE INDAGINI: Le indagini hanno accertato le dinamiche ai vertici della ‘famiglia’ Santapaola-Ercolano e dei reggenti pro tempore che si sono alternati alla guida del clan dal 2015 al 2016: Francesco Santapaola, Antonio Tomaselli e Aldo Ercolano. L’inchiesta, sui ‘gruppi’ di Lineri e di San Pietro Clarenza e Barriera di Cosa nostra etnea, ha fatto emergere oltre trenta episodi di estorsione, sia tentata che consumata, oltre a un traffico di stupefacenti e all’intestazione fittizia di società.

Indagini e dichiarazioni di pentiti hanno svelato che le imprese vessate versavano importi che si aggiravano tra i 3.000 ed i 5.000 euro annui. Soldi che, oltre che essere destinati alle famiglie dei detenuti, venivano anche reinvestiti in attività imprenditoriali del settore ludico e dei trasporti, attraverso dei prestanome. L’indagine è stata avviata dai carabinieri nel marzo 2015 dopo la denuncia di un imprenditore di un tentativo di estorsione subito.

Un dato di particolare rilievo dell’operazione, sottolinea la Dda della Procura di Catania, è quello relativo alla collaborazione di oltre 15 vittime di estorsione (tentata o consumata), con abbattimento del muro di omertà tipico di commercianti ed imprenditori che temono la mafia.

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