Mafia, estorsioni e usura tra Bagheria e Villabate: arrestate 10 persone nel palermitano

É stata denominata “Araldo” l’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 10 persone tra Bagheria, Ficarazzi e Villabate – nel palermitano – per accuse (a vario di titolo) di estorsione ai danni di decine di vittime, a cui un’organizzazione avrebbe chiesto la restituzione di soldi prestati a tassi di usura altissimi (in alcuni casi anche raddoppiati in pochi giorni e fino al 5.400% annuo).

Nell’operazione è stata eseguita un’ordinanza cautelare emessa alla Dda, che ha portato 9 persone in carcere mentre una va ai domiciliari; altre 11 persone sono invece indagate a piede libero. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al delitto di usura, usura e estorsione aggravate dalla metodologia mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. Nell’operazione è stato eseguito anche il sequestro preventivo delle quote di una società, di un locale commerciale adibito a laboratorio e di un bar-tavola calda di Villabate.

Tra i soggetti coinvolti ci sarebbero anche una funzionaria di Riscossione Sicilia (che avrebbe fornito informazioni riservate sulle posizioni debitorie di diversi soggetti) e un avvocato, Alessandro Del Giudice. Gli investigatori avrebbero avviato le proprie indagini seguendo anche le attività del legale e ipotizzano che abbia portato messaggi all’esterno nel corso di alcune visite in carcere insieme al proprio assistito.

Tra i soggetti arrestati c’è il 75enne Giuseppe Scaduto (già ritenuto capo del mandamento di Bagheria ed all’epoca sottoposto ad arresti domiciliari) il quale avrebbe delegato Atanasio Alcamo, 45 anni (anche lui destinatario di misura cautelare in carcere). Tra gli arrestati vi sono anche: Giovanni Di Salvo, 42 anni; Alessandro Del Giudice avvocato, 53 anni; Simone Nappini, 50 anni; Antonino Troia, 57 anni, detto Nino; Giovanni Riela, 48 anni; Gioacchino Focarino, 69 anni, detto ‘Gino’; Antonino Saverino 66 anni, detto ‘Nino’. Va ai domiciliari invece Vincenzo Fucarino, 77 anni.

Patrizia Di Dio (presidente di Confcommercio Palermo) esprime apprezzamento per l’operato di investigatori e inquirenti: “Magistratura e forze dell’ordine, a cui rivolgiamo un plauso convinto, confermano il loro impegno in prima linea per arginare gli episodi di estorsioni e usura che rischiano di dilagare ulteriormente sfruttando la disperazione delle persone. Occorre blindare l’economia reale ed evitare che la criminalità organizzata possa sostituirsi agli imprenditori, impossessandosi a basso costo delle loro aziende ed esercitando così in modo sempre più capillare il controllo sul territorio. L’operazione di oggi in provincia di Palermo è l’ennesima importante iniezione di fiducia, specialmente in questo momento in cui l’economia è provata da due anni di pandemia”.

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