Mafia, falso e truffa sui fondi UE per l’agricoltura attraverso dei prestanome: 13 arresti in Sicilia

Sono più di cento i militari della Guardia di Finanza impiegati per dare esecuzione a 13 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Carta Bianca”, nel territorio di Centuripe, Regalbuto, Troina, Adrano, Catania e Randazzo.

Sono state sequestrate somme di denaro, società e aziende per oltre 3 milioni di euro a causa dei reati di interposizione fittizia, truffa, falso, reimpiego di capitali illeciti.

Tra gli indagati anche un avvocato del Foro di Catania e l’ex direttore dell’Azienda Speciale Silvo Pastorale del Comune di Troina. Altre sei persone sono state invece sottoposte alla misura degli arresti domiciliari.

Gli indagati avrebbero messo le mani anche sui pascoli demaniali sempre utilizzando tutta una serie di imprese a loro collegate tentando di aggirare fraudolentemente le regole previste dal cosiddetto “Protocollo Antoci” e del conseguente “nuovo codice antimafia” che lo ha recepito nel 2017. Circa 1200 ettari di pascoli demaniali, avrebbero permesso agli indagati di percepire illecitamente elevati contributi comunitari.

Si legge in una nota che “il metodo era sempre quello da tempo denunciato da Antoci, cioè le sistematiche infiltrazioni nel settore dei contributi europei per l’agricoltura. Una famiglia criminale che utilizzava prestanomi visto che i suoi componenti erano impossibilitati a conseguire i contributi comunitari in quanto destinataria di interdittiva antimafia ai sensi del Protocollo Antoci oggi legge dello Stato. Inoltre, per poi rientrare dalle somme erogate ai prestanomi, venivano emesse fatture false per operazioni inesistenti”.

“Come ormai noto – spiega Antoci -, bastava mantenersi sotto la soglia dei 150 mila euro, oltre la quale risultava obbligatorio per la pubblica amministrazione richiedere l’informativa antimafia, per eludere e autocertificare falsamente di avere i requisiti previsti dalla norma”.

Per contrastare tutto ciò Giuseppe Antoci creò nel 2015, insieme al Prefetto di Messina Stefano Trotta, un protocollo di legalità stipulato il 18 marzo 2015 tra la Prefettura di Messina e l’Ente Parco dei Nebrodi (cosiddetto “Protocollo Antoci”), ormai divenuto legge dello Stato e votato in Parlamento il 27 settembre 2017. Con il Protocollo è stato stabilito un nuovo e più stringente obbligo e cioè l’abbassamento della soglia da 150 mila euro a zero.

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