Mafia, minacce al cronista Salvo Palazzolo. Lui rilancia: "Dov'è il tesoro degli Inzerillo?"

Mafia, minacce al cronista Salvo Palazzolo. Lui rilancia: “Dov’è il tesoro degli Inzerillo?”

Minacce mafiose a un giornalista. Ancora una volta è Salvo Palazzolo ad essere finito nel mirino dei boss per la sua attività di attento cronista per il quotidiano La Repubblica

In una conversazione intercettata dalla polizia il 6 dicembre scorso, Benedetto Gabriele Militello, e Tommaso Inzerillo inveivano contro il giornalista che alcuni giorni prima era andato a fare un’intervista al boss Francesco Inzerillo.

“E certo… non per cosa… però certo due colpi di mazzuolo gli avrei dato… Due colpi di legno glieli avrei dato. Tanto che mi può fare? Che ci possono fare?”, diceva Militello, uno degli arrestati nel blitz della Dda di Palermo oggi.

Sul suo profilo Fb il giornalista ha commentato: Al clan Inzerillo non sono piaciute le domande che ho fatto a Passo di Rigano, nel cuore del loro regno. Leggo nel provvedimento della procura che avrebbero voluto darmi due colpi di mazzuolo. Leggo pure che mi considerano “un crasto”. Si rassegnino. I cronisti di Palermo – sono davvero tanti – continueranno a fare le loro domande. Una soprattutto: dov’è nascosto il tesoro degli Inzerillo?

La direzione di Repubblica ha espresso “solidarietà a Salvo Palazzolo, ancora una volta minacciato da Cosa Nostra per la professionalità e il coraggio con cui svolge il suo lavoro. Siamo convinti che le istituzioni faranno di tutto per garantire la sua sicurezza”, conclude la nota.

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Siciliana della Stampa “esprimono solidarietà al giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, finito ancora una volta nel mirino della mafia per aver ‘infastidito’ un boss con le sue domande”. “Siamo certi – affermano in una nota Fnsi e Assostampa siciliana – che Palazzolo non si lascerà intimidire dalle nuove minacce e che continuerà con coraggio e dedizione a indagare sul malaffare che deturpa Palermo e la Sicilia. Così come siamo certi che autorità e forze dell’ordine faranno tutto ciò che è necessario per garantire al collega di svolgere in sicurezza il suo lavoro al servizio dei cittadini e del loro diritto a essere informati”.

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