Mafia, “spaccaossa” e truffe alle assicurazioni: nove persone fermate a Palermo

La Polizia di Stato ha condotto un’operazione antimafia nel quartiere di Brancaccio, a Palermo, eseguendo nove fermi e svariati sequestri di beni mobili ed immobili su provvedimento della Dda della Procura di Palermo. Tra i fermati, presunti esponenti del mandamento mafioso di Brancaccio, Corso dei Mille e Roccella. Cinque di loro percepivano anche il reddito di cittadinanza.

Le persone coinvolte nell’inchiesta sono accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, danneggiamento fraudolento di beni assicurati ed altro. Oltre ad interessi in rapine e spaccio di droga, l’attività mafiosa si sarebbe rivolta anche al “settore” delle truffe assicurative, realizzate attraverso i cosiddetti “spaccaossa” e il “sacrificio” di vittime scelte in contesti sociali degradati.

Gli indagati sono: Michele Marino, 50 anni, Stefano Marino, 47 anni, Nicolò Giustiniani, 38 anni, Antonino Chiappara, 53 anni, Raffaele Costa, 52 anni, Pietro di Paola 29 anni Ignazio Ficarotta, 33 anni Sebastiano Giordano, 52 anni, Angelo Mangano, 40 anni.

Si tratta di un fenomeno già scoperto dalla polizia di Stato nei mesi di agosto 2018 e aprile 2019, che portò all’arresto di decine di persone. A beneficiare delle liquidazioni del danno, conseguenti a finti incidenti, erano le casse di Cosa Nostra che introitavano grosse somme, dedotte le “spese” di poche migliaia di euro da destinare agli altri protagonisti della truffa.

Cinque di loro percepivano anche il reddito di cittadinanza. La squadra mobile ha fatto la segnalazione all’Inps. I soldi del sussidio arrivavano ai nuclei familiari di: Nicolò Giustiniani 900 euro, Stefano Marino, 500 euro, Pietro Di Paola, 780 euro, Ignazio Ficarotta 600 euro, Angelo Mangano 1330. Per quanto riguarda Giustiniani e Stefano Marino a percepire il reddito risulterebbero le mogli. In corso le indagini sugli altri nuclei familiari, mentre Giustiniani nel corso del fermo ha tentato di gettare dalla finestra circa 8 mila euro in contanti e carte di credito e prepagate.

Il questore di Palermo, Renato Cortese, nella conferenza stampa ha affermato: “Uomini del disonore, difficile definirli in altro modo. Questa indagine conferma che i mafiosi si appigliano a qualunque cosa, anche speculare sulle mutilazioni della povera gente, per fare profitto. Ancora una volta siamo di fronte a persone senza scrupoli, senza onore, uomini che senza alcun ritegno che speculano sui disagi della povera gente”.

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