Mannino, le motivazioni: “Acclarata la sua estraneità, fu vittima designata della mafia”

Le motivazioni della sentenza di appello con cui è stato assolto l’ex ministro della Dc Lillo Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato sono chiare. “Non solo non è possibile ribaltare al di là di ogni ragionevole dubbio, la sentenza di primo grado trasformandola in condanna ma anzi, in questa sede, è stata ulteriormente acclarata l’assoluta estraneità dell’imputato a tutte le condotte materiali contestategli”.

Così hanno scritto i giudici della prima sezione della corte d’appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras. La corte ha smantellato la tesi dell’accusa secondo la quale Mannino, minacciato da Cosa nostra per non aver mantenuto i patti, grazie ai suoi rapporti con i carabinieri del Ros, avrebbe avviato una trattativa finalizzata a dare concessioni ai clan in cambio di una “assicurazione” sulla vita.

“Non è stato affatto dimostrato che Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte ed indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a ‘cosa nostra’ quale esponente del governo del 1991″, scrivono i giudici nelle motivazioni.

Altri passaggi delle motivazioni sono meritevoli di sottolineatura. “Appare altamente probabile che gli alti ufficiali del Ros avessero informato della loro iniziativa anche il giudice Borsellino, che con Mori e De Donno aveva all’epoca un rapporto di assoluta ed esclusiva fiducia, tanto da chiedere di vederli, riservatamente, nei locali della caserma dei Carabinieri e non in quelli della Procura, per parlare del rapporto ‘mafia – appalti’ nel luglio 1992, poco prima della sua uccisione”.

In pratica, Paolo Borsellino sapeva del dialogo avviato dai carabinieri del Ros Mori e De Donno perché erano stati loro stessi a dirglielo. Viene così smontato uno dei cardini del processo sulla cosiddetta trattativa Stato mafia. Mannino, assolto in primo e secondo grado, è stato processato separatamente mentre i suoi coimputati – tra cui anche Mori e De Donno – sono stati condannati a pene pesantissime dalla corte d’assise e ora sono in giudizio in appello. La corte d’assise scrisse che tra i motivi della morte di Borsellino c’era proprio la sua avversione alla trattativa avviata dai carabinieri con la mafia tramite l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. La corte d’appello sostiene il contrario.

Scrivono i giudici d’appello: “Quando il giudice Borsellino ne era stato informato dalla dottoressa Ferraro non ne era rimasto affatto stupito, né contrariato, rispondendo alla dirigente degli Affari Penali del Ministero che andava bene e che se ne sarebbe occupato lui. Se, dunque, si trattava di iniziativa discussa dagli alti ufficiali del Ros col giudice o, comunque, prossima all’asseverazione di Borsellino che già ne aveva preso atto, senza stupirsene, a fine giugno 1992 parlando con la Ferraro, l’ipotesi che l’operato di Mori e De Donno celasse l’istigazione del Mannino per avere salva la vita, diventa una remota illazione, priva di qualsivoglia giustificazione logica, in tale ricostruito contesto”.

Cade, secondo la corte d’appello di Palermo, la tesi del patto stretto dai carabinieri del Ros con la mafia, per il tramite dell’ex sindaco Vito Ciancimino. “Nessuna delle fonti dichiarative sentite, nel descrivere i contatti avviati dal colonnello Mori per favorire la collaborazione di Ciancimino – scrivono i magistrati – ha fatto riferimento ad un preesistente ‘mandato’ politico (quello asseritamente costituito da Mannino, secondo la pubblica accusa) che gli alti ufficiali avrebbero posto a giustificazione di quell’operazione ma, al contrario, hanno tutte univocamente indicato in una richiesta di sostegno ‘politico’ ex post rispetto all’iniziativa e consistente nel non ostacolare quell’operazione, eventualmente assecondando, ove possibile, le richieste di benefici personali per Ciancimino dietro l’assicurazione della cattura dei latitanti”.

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