Mattarella ricorda De Mauro a 50 anni dalla scomparsa: “Una sconfitta delle istituzioni”

Cinquant’anni fa, il 16 settembre del 1970, il giornalista Mauro De Mauro, cronista di punta del quotidiano palermitano L’Ora, venne rapito e di lui non si è mai saputo più nulla. Una vicenda piena di ombre e di ipotesi investigative su cui non è mai stata fatta chiarezza. Di certo De Mauro venne eliminato perchè “scomodo”, perchè con le sue inchieste giornalistiche stava scoprendo tanti intrighi.

Il giornalista è stato ricordato questa mattina in viale delle Magnolie con una manifestazione organizzata dal Gruppo siciliano dell’Unione nazionale cronisti italiani alla presenza dei familiari di De Mauro. Sono intervenuti il sindaco Leoluca Orlando, che a nome dell’Amministrazione comunale ha deposto una corona di fiori sulla lapide che ricorda l’assassinio, il presidente regionale dell’Ordine dei Giornalisti, Giulio Francese, il segretario regionale dell’Assostampa, Roberto Ginex, e il commissario dell’Unci, Claudio Silvestri. Per il Consiglio direttivo del Gruppo siciliano dell’Unci erano presenti Leone Zingales, Giuseppe Lo Bianco, Daniele Ditta, Sandra Figliuolo, Filippo Romeo e Gioia Sgarlata.

La figura di De Mauro è stata ricordata dal presidente della Repubblica Mattarella che ha voluto esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari e a quanti conobbero e lavorarono con De Mauro, apprezzandone le qualità umane e l’impegno professionale.

“Ricerche e indagini non sono giunte a piena verità sulle ragioni e le responsabilità dell’efferato omicidio – dice Mattarella -. I dubbi irrisolti e l’esito negativo dei procedimenti giudiziari costituiscono una sconfitta per le Istituzioni e, al tempo stesso, continuano a sollecitare l’impegno affinché si squarci il velo degli occultamenti. Palermo, la società siciliana e l’intero Paese hanno sempre riconosciuto la matrice mafiosa: per questa ragione De Mauro è diventato un simbolo della comunità che vuole liberarsi dal giogo della criminalità e che intende affermare il principio di legalità come condizione di civiltà e di sviluppo”.

“De Mauro rappresenta anche, con il suo sacrificio, il giornalismo che compie fino in fondo il proprio lavoro, che cerca di far luce su vicende oscure con coraggio, che non si accontenta di versioni di comodo, che esercita la propria libertà per assicurare, nel pluralismo, le libertà di tutti. Sono tanti i giornalisti che nel mondo pagano il prezzo più alto per questo impegno. Il loro esempio è un testimone ora affidato a tutti i colleghi e alle generazioni più giovani”.

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