Messina, cinque ex pentiti ricostituiscono la cosca: 14 misure di custodia cautelare

Cinque ex pentiti della mafia di Messina sono stati arrestati dalla polizia nell’ambito di una inchiesta condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda di Messina, guidata da Maurizio de Lucia, culminata nell’operazione denominata “Predominio”. I cinque, secondo la Procura, sarebbero tornati a vivere a Messina, ricostituendo la cosca e con l’uso delle armi avrebbero ripreso il controllo del territorio dedicandosi agli affari illeciti di sempre: estorsioni e traffico di droga.

L’inchiesta, che ha portato a 14 misure cautelari – 13 in carcere e una di arresti domiciliari – è nata un anno fa quando la Polizia ha scoperto che un gruppo di ex pentiti messinesi, protagonisti di spicco dei clan negli anni ’80 e ’90, erano tornati in città dopo aver espiato la pena e aver concluso il percorso di collaborazione con gli inquirenti.

Gli arrestati sono gli ex pentiti Nicola Galletta, Pasquale Pietropaolo, Salvatore Bonaffini, Gaetano Barbera. In cella anche Cosimo Maceli, factotum di Galletta e Vincenzo Barbera, fratello di Gaetano. Sono tutti accusati di associazione mafiosa. Al quinto ex collaboratore di giustizia arrestato, Antonino Stracuzzi, viene contestato invece solo il reato di detenzione di armi aggravato dalla mafia. In manette anche Orazio Bellissima e personaggi della malavita locale come Giuseppe Cutè, Angelo Arrigo, Alberto Alleruzzo, Michele Alleruzzo, Stellario Brigandì e Giovanni Ieni, quest’ultimo ai domiciliari.

A Messina gli ex collaboratori di giustizia hanno dato vita a una cellula di Cosa nostra con l’obiettivo di riconquistare il territorio e tornare al potere. Intercettazioni, pedinamenti e analisi dei traffici telefonici hanno accertato l’esistenza di due organizzazioni criminali, una di tipo mafioso, l’altra con il principale scopo di trafficare in droga, legate tra loro da interessi illeciti comuni. Alcuni componenti della cosca mafiosa facevano parte anche dell’organizzazione criminale di trafficanti di droga.

Le organizzazioni “sorelle” avevano assunto un ruolo negli ambienti criminali tale da incidere sulle dinamiche del malaffare messinese. Per decidere gli affari gli associati si incontravano in un ristorante del centro, gestito da uno degli ex pentiti. Alcuni degli indagati sono stati protagonisti di un’estorsione nei confronti del titolare di un’associazione culturale messinese che, minacciato con danneggiamenti, è stato indotto a dimettersi. L’inchiesta ha accertato decine di episodi di spaccio di droga. Le organizzazioni criminali, inoltre, avevano la disponibilità di grossi quantitativi di armi.

Il procuratore Maurizio De Lucia in conferenza stampa nella Questura di Messina ha sottolineato: “Tra gli arrestati di oggi ci sono componenti di spicco della criminalità messinese che avevano ruoli importanti a cavallo degli anni ’80 e dell’inizio anni ’90, e che dopo una collaborazione con lo Stato avevano ripreso a delinquere riprendendo i contatti con il territorio. Ricordo che per chi dopo un periodo di collaborazione con lo Stato torna a delinquere ci sono pene gravi tra cui la revisione dei processi dove ha ottenuto dei benefici. Bisogna tuttavia riflettere su alcuni aspetti di natura legislativa che riguardano il ruolo di collaboratore di giustizia. Gli arrestati non avevano trovato grandi problemi a ritornare ai vertici nell’organizzazione o ad allearsi con altre persone per gestire varie attività sul territorio”.

Per il questore Vito Calvino “lo spaccato che emerge da questa indagine è quello della modalità di imposizione di controllo del territorio con azioni ‘tradizionali’ per la criminalità come l’estorsione, lo spaccio di droga e possesso di armi e siamo intervenuti subito per evitare delitti più gravi”.

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