Micciché a Tajani: “Siciliani i primi europeisti della storia. Ora vogliamo l’insularità"

Micciché a Tajani: “Siciliani i primi europeisti della storia, ora vogliamo l’insularità”

Il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, è oggi in visita ufficiale in Sicilia. Di mattina, Tajani è stato a Catania. Di pomeriggio, invece, a Palermo e, dopo la tappa a Palazzo d’Orleans, dove ha incontrato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, e la Giunta, Tajani si è recato a Palazzo dei Normanni, accolto dal presidente dell’ARS.

Di seguito il messaggio di benvenuto di Gianfranco Micciché:

“On. Antonio Tajani, è per noi oggi un onore riceverla a Palazzo dei Normanni.

Il più antico Parlamento d’Europa apre le sue porte al Presidente del Parlamento Europeo, il più importante organo di rappresentanza democratica dell’Occidente. Un faro per le democrazie di tutto il mondo, ma al contempo un’istituzione – quella europea – che a volte è apparsa distante dai cittadini europei. In un mondo sempre più polarizzato tra il colosso economico degli USA e i giganti emergenti – Cina, India, Russia – il Vecchio Continente ha di fronte a sé la sfida più importante: il futuro di 740 milioni di cittadini che si riconoscono in una bandiera blu con dodici stelle dorate. Una bandiera che rappresenta 28 bandiere, 28 Stati, 28 nazioni – e noi siciliani conosciamo bene il valore delle diversità culturali, nutrimento della democrazia, arricchimento per popoli e istituzioni.

Il Mediteranno, e la Sicilia al centro di esso, sono il simbolo più limpido e cristallino dell’Europa che sogniamo e che sognavano i padri fondatori dell’Unione. È proprio sul Mediteranno che è stata concepita l’Europa e al centro di questo mare c’è la Sicilia. ‘Viaggiare nel mediterraneo – scriveva Fernand Braudel – significa incontrare il mondo romano in Libano, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Jugoslavia’. Lo stesso mare in cui in questi giorni affondano i sogni e le speranze di tanti disperati in fuga da guerre, carestie e tragedie. Lo stesso mare che per secoli ha unito popoli e culture e che oggi li divide, li respinge, li destina a morte e indifferenza.

Il percorso verso quell’idea di Europa sognato dai De Gasperi, dai Monnet, dagli Adenauer è denso di molteplici ostacoli e, a volte, l’impressione è stata più quella di un enorme pachiderma governato dall’euroburocrazia. Proprio perché ricchi di diversità nell’unità, noi tutti cittadini europei, siciliani in testa, avremmo bisogno di istituzioni molto più sensibili e attente alle esigenze dei territori.

Nel febbraio del 2016 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla insularità che garantisce il miglioramento dei servizi di trasporto e l’utilizzo di fondi strutturali europei per favorire la crescita economica e sociale della Sicilia e della Sardegna. Due grandi isole, la Sicilia e la Sardegna, ad oggi vivono un notevole ritardo nello sviluppo a causa della loro condizione di insularità. Una condizione che provoca non solo maggiori costi di trasporto aereo, marittimo e terrestre di persone e merci, ma anche una vera propria esclusione dai grandi circuiti economici. Eppure, entrambe, Sicilia e Sardegna, hanno notevoli potenzialità.

Nel 2006 la Sicilia chiese all’Unione europea la fiscalità di vantaggio, ma ci venne negata. Eppure, il nostro Statuto autonomistico lo consentirebbe. La Sicilia non è solo una grande isola che produce ricchezza. Potrebbe produrne di più, se solo le fosse concessa la possibilità di sfruttare al meglio le potenzialità di cui dispone: il patrimonio culturale, le risorse naturalistiche, le eccellenze produttive.

Abbiamo l’esigenza, gli strumenti e la voglia di uscire dalla marginalità; vogliamo che la risoluzione approvata dal Parlamento europeo nel 2016, venga attuata. Anche nell’ordinamento italiano si fa strada, ormai, la consapevolezza che l’insularità incide sui costi di trasporto aereo, ferroviario e su gomma. È opportuno, anzi, doveroso impegnarci affinché si creino delle zone franche. A Bruxelles è già iniziato il confronto sulla programmazione europea 2020-2027, ma la Sicilia non può attendere oltre: non può essere la regione d’Italia fra le più povere e al contempo pagare il maggiore contributo al risanamento delle finanze dello Stato.

Presidente Tajani, i siciliani sono europeisti. Mi permetta di dire di più: siamo stati i primi europeisti della storia. Questo Palazzo risuona ancora degli echi del sogno europeo di Federico II. E grazie al suo impegno, a quello del Parlamento Europeo, e alle migliori forze di questo Paese, sono certo – come diceva Leonardo Sciascia – che ‘sapremo riportare la Sicilia ad occupare in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo il posto che la sua storia, la posizione geografica e la operosità del suo popolo le hanno assegnato'”.

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