Migranti, il malcontento dilaga. La Toscana alla Consulta. Orlando: “Decisione importante”

Il dissenso sul decreto sicurezza difeso con energia dal vicepremier Matteo Salvini si estende a macchia d’olio: dalla Sicilia ha ormai raggiunto tutta Italia. Da un lato c’è la presa di posizione che v erte su questioni di diritto e questioni umanitarie, dall’altro c’è poi un conflitto politico che rischia di lacerare i partiti dall’interno.

Dopo che il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha preso posizione, annunciando di non voler applicare il decreto in alcune parti ritenute “disumane e criminogene” la ribellione è passata nelle mani di altri sindaci e adesso anche dei Governatori di importanti regioni italiane.

Nelle ultime ore è stato il Governatore della Toscana a ricevere da Orlando il “testimone” della battaglia verbale con Salvini. Il presidente Enrico Rossi ha annunciato che lunedì la Giunta di Governo ufficializzerà con una delibera la decisione di fare ricorso alla Corte Costituzionale. Rossi parla di legge disumana “che mette sulla strada, allo sbando, decine di migliaia di persone che così diventano facile preda dello sfruttamento brutale e della criminalità organizzata”. Il suo esempio verrà seguito da molti altri governatori (Piemonte, Lazio e Calabria in primis). E anche oggi Salvini ha avuto molto da fare con i “social” per bacchettare l’operato di chi avversa il “suo” decreto. Ma il dado ormai è tratto e lo scontro rischia di diventare politicamente molto duro se non entreranno in azione gli “ammortizzatori”: nelle scorse ore il premier Conte si è detto disponibile a mediare ma la situazione sembra sfuggire di mano al Governo.

Non si è fatto attendere il commento di Leoluca Orlando alla presa di posizione dei Governatori: “La decisione di alcune regioni, titolate a differenza dei Comuni a poter fare ricorso alla Corte Costituzionale, di sollevare l’eccezione di incostituzionalità di alcune parti del decreto insicurezza è un fatto importante. È importante politicamente perché chiarisce ancora una volta che, contrariamente a quanto qualcuno vorrebbe, l’Italia non è una paese da “pensiero unico” e perché formalmente permetterà di avviare il percorso verso l’annullamento di norme inumane che contrastano con la nostra Costituzione e con i valori fondamentali del nostro paese”.

 

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