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Misure di prevenzione, quante storture! La commissione Antimafia interroga e si interroga

L’Abbazia Sant’Anastasia di Castelbuono è stata “la Ferrari delle misure di prevenzione”. È quanto emerso nel corso dell’audizione dell’imprenditore Francesco Lena davanti alla Commissione Antimafia dell’Ars dove è stato sentito insieme ai colleghi Massimo Niceta e Pietro Cavallotti per raccontare le drammatiche vicende giudiziarie che hanno fatto emergere le storture del diritto di prevenzione nella speranza che questo sia riformato.

Francesco Lena è un imprenditore edile, fondatore della Società Lena Costruzioni spa. specializzata in costruzione e restauro di ville. É proprietario dell’Abbazia Sant’Anastasia di Castelbuono, una tenuta agricola con albergo e cantina, sottoposta a sequestro.

ARRESTO E ASSOLUZIONE: “Nel giugno del 2010 – racconta – sono stato arrestato per una delle accuse più infamanti”, quella di avere venduto immobili a prestanome. Nel 2011 ha ottenuto l’assoluzione oltre alla restituzione dei beni, ma “siccome nel frattempo si era inserita la misura di prevenzione, al posto di ridarmi l’Abbazia, l’hanno consegnata alle misure di prevenzione. In questi anni è stata gestita dall’amministrazione delle misure di prevenzione come un bene da tenere in considerazione che, addirittura, è stato definito ‘la Ferrari delle misure di prevenzione’.

PIU’ FATTURATI, SPESE DOPPIE: “In questi anni l’albergo ha continuato a lavorare, la cantina meno, mentre i vigneti li hanno completamente distrutti perché non era il loro mestiere. […] tutto il personale che c’era è stato riconfermato e sono stati assunti altri dipendenti. Fatturavano di più, ma spendevano il doppio, ho trovato Inps non pagata, Iva non pagata. Tutto quello che incassavano, serviva solo per pagare gli operai e dare un premio di produzione sul fatturato. Come si fa a dare un premio di produzione sul fatturato, se il bilancio è in passivo?”. Nel 2018 l’Abbazia è stata restituita. Ma c’è poco da sorridere. “Con i mutui fondiari che ancora ci sono – conclude Lena – e che bisogna pagare e con l’aggravio oggi di tutti i debiti con l’Erario, come posso continuare ad andare avanti e tenere 60 persone?”.

Anche Pietro Cavallotti, imprenditore nel settore delle infrastrutture, ha raccontato le vicissitudini in cui si è trovato coinvolto, lui e le aziende della sua famiglia, specializzate nella costruzione di metanodotti, elettrodotti, acquedotti e strade con il sistema della finanza di progetto. “Sul finire degli anni Novanta, attraverso questo sistema, avevamo già stipulato o eravamo in procinto di farlo, convenzioni con decine di comuni siciliani ma, proprio in quegli anni, l’allora Comunità Europea stanziò dei fondi per la metanizzazione dei comuni del Sud Italia”.

FINANZA DI PROGETTO: Cosa accadde? “Con una circolare dell’allora assessore all’Industria, Giuseppe Castiglione, vennero esclusi dai finanziamenti pubblici quei Comuni siciliani che avevano stipulato convenzioni con il sistema della finanza di progetto e, in Sicilia, l’unica azienda che operava con il sistema della finanza di progetto era la Comest, la nostra azienda, la leader del nostro gruppo. Non ci fu neppure il tempo di impugnare quella circolare che mio padre e i miei zii furono arrestati con l’accusa di associazione mafiosa, le convenzioni vennero bloccate, le banche chiusero i finanziamenti”.

QUEI 200 MILIARDI: Il seguito del racconto è inquietante: “Quei Comuni che erano in procinto di stipulare convenzioni con noi, affidarono i lavori, senza alcuna gara d’appalto, senza alcuna procedura ad evidenza pubblica, alla Gas spa di cui erano soci occulti, secondo sentenza passata in giudicato, Vito Ciancimino e altri soggetti appartenenti al crimine organizzato. La Gas spa realizzò quei lavori aggiudicandosi circa la metà dei finanziamenti pubblici, 200 miliardi di lire”.

LA CESSIONE DEI BENI: Nel ‘98 i fratelli Cavallotti vennero arrestati con l’accusa di associazione mafiosa ed assolti dopo due anni e mezzo di carcerazione preventiva, poi di nuovo condannati e nel 2010 assolti con formula piena e sentenza divenuta definitiva. “Accanto alla vicenda penale – spiega Cavallotti –, c’è la vicenda che riguarda l’applicazione delle misure di prevenzione che si basa sugli stessi identici elementi del processo penale e comincia con il sequestro di prevenzione di tutto il patrimonio nel 1999 che viene affidato ad un amministratore giudiziario, Andrea Modica de Mohac che, nel giro di pochi anni, comincia la cessione dei rami d’azienda”. Alcuni di questi vengono ceduti alla Italgas: “Noi ci siamo opposti con segnalazioni scritte al Tribunale di Palermo, Sezione Misure di prevenzione, che però autorizzò la cessione. Eravamo preoccupatissimi per il nostro patrimonio, avevamo circa 300 collaboratori e oggi solo cinque e non si sa bene quale sia la situazione economica dell’azienda perché i bilanci di esercizio non vengono depositati”.

DEBITI E CREDITI: Nel 2011 le misure di prevenzione vengono estese anche alla seconda generazione e solo di recente si è approdati al dissequestro. “Vantavamo crediti per un milione e mezzo di euro e debiti per un milione, quei soldi servivano per ripianare la situazione debitoria e per portare avanti l’azienda. L’amministratore giudiziario ha incassato i crediti, ma non ha pagato i debiti, ha eroso il capitale sociale che era di 1.750.000 euro e ha prodotto debiti per altri 6 milioni di euro”.

CUI PRODEST?: Delle aziende oggi è rimasto ben poco: “Tutte le qualifiche che noi avevamo e che avevamo maturato nel corso degli anni, la SOA (sono tutti dei requisiti tecnici) per partecipare alle gare d’appalto, sono andati perduti, il parco mezzi non si sa che fine abbia fatto ma sicuramente non è stata fatta la manutenzione, i nostri collaboratori hanno perso il posto di lavoro, tutti i fornitori hanno intentato cause civili nei confronti dell’Amministrazione giudiziaria e adesso noi dovremmo farci carico non soltanto dei debiti fatti da altri, di tutti gli interessi che sono maturati, ma anche di tutte le cause civili che sono state nel frattempo perse. Io mi chiedo: tutto questo a vantaggio di chi?”.

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