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Catania, notte senza scosse forti. 260 gli sfollati. Musumeci: “Sicilia molto esposta”

E’ stata una notte senza scosse forti, quella tra mercoledì e giovedì. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha registrato soltanto piccole scosse, la più forte delle quali non ha superato la magnitudo 2.7.  E’ già una bella notizia, dopo 48 ore da incubo che hanno messo in ginocchio numerosi paesi del catanese alle prese con molti danni provocati dalla forte scossa di terremoto avvertita alle 3.19 di mercoledì mattina.

I paesi più colpiti sono Acireale, Aci Bonaccorsi, Aci Sant’Antonio, Santa Venerina, Viagrande e Zafferana Etnea. Secondo l’ultimo “censimento” sono 260 – un po’ meno del previsto – le persone rimaste senza tetto che hanno dormito in albergo o ospiti da familiari e amici (scartando l’ipotesi Palazzetto o palestre) alle quali però bisognerà dare una risposta in tempi rapidi. Molti di loro hanno subito danni enormi alle abitazioni e molti altri dovranno sottoporre le mura domestiche a controlli accurati perchè ci sono crepe e lesioni la cui gravità deve essere valutata da personale esperto.

Il presidente della Regione Musumeci ha incontrato mercoledì sera i sindaci di alcuni comuni della provincia di Catania per affrontare la situazione. La Regione, d’intesa con la Protezione Civile, sta cercando di affrontare le immediate questioni logistiche legate alla inagibilità di numerose abitazioni, rimaste lesionate a causa della forte scossa. Sono state attivate convenzioni con alberghi della zona. Oggi nuova riunione in Prefettura. Nella giornata di oggi, giovedì 27 dicembre, la Giunta Regionale di Governo si riunirà a Catania per affrontare ulteriori problemi legati al terremoto e chiederà al Governo centrale di dichiarare lo stato di calamità naturale. Governo comunque presente sul territorio con l’arrivo nelle zone terremotate dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

“Non dobbiamo agire sull’onda emotiva – ha detto Musumeci al termine della riunione -. Faremmo un grave errore se così fosse. Mi sorprendo, comunque, quando qualcuno si sorprende delle attività sismiche. La Sicilia è la regione più esposta d’Italia e nel contempo quella meno attrezzata dal punto di vista infrastrutturale. L’80 per cento delle nostre scuole non è a norma, così come molti degli edifici strategici. Siamo abituati a convivere con le scosse e anche con i danni agli edifici. Stiamo cercando di capire come si evolverà l’attività effusiva e sismica, oltre a interrogarci se i Comuni hanno il Piano di protezione civile. Insomma, se tutto è predisposto perché si possa affrontare e gestire al meglio una condizione di emergenza. Gli sfollati? Speriamo possano tornare presto nelle loro case perché non si può vivere in un Palasport o in un albergo se non per alcuni giorni. Noi dobbiamo invece vigilare sulle infrastrutture, su quelle particolarmente sensibili come gli ospedali e le scuole. Sono questi i veri temi che devono fare riflettere tutti”.

Alla riunione erano presenti anche gli assessori alla Salute Ruggero Razza, alle Infrastrutture Marco Falcone, il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti e il dirigente generale del Dipartimento tecnico regionale Salvatore Lizzio.

 

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