Musumeci: “Il sistema regge, ma la Sicilia è a ‘rischio alto’. É una contraddizione”

“I dati confermano una tendenza che registriamo ormai da oltre una settimana in Sicilia. Ma non c’è tempo per sentirsi risollevati: si corre e basta!”. Lo afferma il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci in un’intervista concessa al quotidiano La Sicilia, commentando l’ultimo report dell’Istituto superiore della sanità (in cui la Sicilia è tra le cinque regioni con l’indice Rt sotto la soglia di 1.5, ma è ancora classificata a ‘rischio alto’ e quindi da inserire in area arancione).

Il governatore della Sicilia ritiene “una contraddizione essere noi sotto soglia nel rapporto tamponi/contagi, rispetto a numerose altre regioni italiane, ed essere poi considerati “a rischio alto”. “Il sistema sanitario siciliano – osserva – è quello sulla cui tenuta, a marzo scorso, nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Eppure abbiamo superato benissimo la prima fase della pandemia, per l’impegno di tutto il personale e dei volontari, e per un piano del governo regionale sano, puntuale ed efficace, curato assieme all’assessore Ruggero Razza, al quale va la mia rinnovata e convinta fiducia”.

Il governatore ribadisce che la Sicilia “non meritava una differenziazione che è apparsa alla pubblica opinione discriminatoria, almeno rispetto a molte altre regioni”. Ma, sottolinea anche: “non voglio polemizzare, è acqua passata ormai”. “Peraltro – evidenzia Musumeci – i fatti di questi giorni stanno confermando i nostri dubbi. E fa piacere che sia apprezzata la correttezza e la precisione dei dati da noi trasmessi. Ora guardiamo avanti”.

Ma qualcosa secondo Musumeci è cambiata: “Nella prima fase la gente ha avuto paura del virus e ha rispettato le norme di comportamento, oggi non è più così e le immagini delle nostre città lo dimostrano”. Per questo, chiosa il presidente della Regione, “serve una nuova consapevolezza diffusa, senza la quale tutto diventerà molto più difficile. Ma ho fiducia nel buon senso dei siciliani. Anche perché senza responsabilità collettiva non basterebbero in Sicilia centomila posti letto e un esercito di rianimatori”.

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