Musumeci “scalcia” ma è entrato in un vicolo cieco. Tante domande senza risposta

Il rimedio rischia di essere più dannoso e doloroso del male. Il riferimento è alla scomposta reazione del presidente della Regione Musumeci di fronte allo “sgambetto” o se preferite lo “schiaffo” ricevuto in aula in occasione della votazione dei tre grandi elettori del Capo dello Stato.

La storia ormai è nota. In aula Musumeci ha avuto 29 voti, almeno 8 voti in meno del previsto, 15 in meno rispetto a Miccichè e per la prima volta nella storia siciliana il presidente della Regione ha ricevuto meno voti rispetto al designato dell’opposizione (ieri Di Paola, 32 voti).

Uno scenario che aveva già preso corpo alla vigilia del voto, in qualche modo atteso ma non per questo meno significativo. Nel linguaggio politichese, a Musumeci è arrivato un chiaro messaggio di “scarso gradimento”, soprattutto in riferimento alla sua ricandidatura per le elezioni regionali di ottobre.

Chiariamoci: la maggioranza era fragile prima e resta fragile ora. Ma in altri tempi, di fronte a un “incidente istituzionale” come quello di ieri si sarebbero messe in moto le diplomazie per stemperare i toni, indurre Musumeci a riflettere qualche ora in più prima di prendere qualunque decisione. Invece no, il presidente Musumeci si è rivelato un cattivo incassatore di colpi, in piena furia post-voto ha “scalciato” ma senza di fatto colpire nessuno: poi è passato al contrattacco con una diretta Facebook nella quale ha annunciato l’azzeramento della Giunta e la precisa volontà di non dimettersi e di arrivare a fine legislatura. 

E qui gli scenari che si aprono non inducono all’ottimismo, l’impressione è quella di avere imboccato un vicolo cieco. Se il “tradimento” è arrivato da deputati definiti (citiamo le parole di Musumeci) “accattoni che hanno tentato un atto di intimidazione per ottenere posti di sottogoverno” che senso ha azzerare la Giunta? I traditori sono all’interno della sua squadra di Governo? Come pensa di ricomporre la Giunta (resterebbero pochi degli attuali assessori) se il dialogo con le forze della presunta maggioranza è inficiato da una palese assenza di fiducia? Come pensa di amministrare la Regione in questo clima difficilissimo con un bilancio ancora da disegnare, in esercizio provvisorio fino ad aprile e con un clima preelettorale alle porte? Ha davvero pensato di dimettersi, senza ben valutare che avrebbe gettato la Sicilia in una condizione di ulteriore grande e difficoltà? Tanti quesiti a cui è difficile dare risposta.

Ma c’è un’altra cosa, nelle sue dichiarazioni di ieri, che lascia perplessi e che ha scatenato anche la polemica reazione di numerosi deputati: chi sono i deputati “accattoni”? Quali sono le proposte irricevibili? Ci sono dietro ipotesi di reato che andrebbero comunicate alla Procura della Repubblica? Non sarebbe stato più trasparente fare nomi e cognomi?

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