Nicosia e Dimino, carcere confermato: il gip convalida i fermi di lunedì

Restano in carcere Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti, e il boss di Sciacca Accursio Dimino, fermati lunedì con l’accusa di associazione mafiosa. Il gip ha convalidato i fermi emessi dalla Dda di Palermo e accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dai pm.  Stessa decisione per Luigi e Paolo Ciaccio e Massimo Mandracchi, accusati di favoreggiamento.

Il Gip parla di “infiltrazioni gravissime di Cosa nostra negli apparati dello Stato strumentalizzati per fini apparentemente nobili, in realtà volte ad alleggerire il rigore della detenzione dei mafiosi”. Il riferimento è ai rapporti di Nicosia con la deputata Giusy Occhionero di cui l’uomo era collaboratore parlamentare.

Il gip sottolinea che nonostante una pesante condanna scontata per traffico di droga, Nicosia “in ragione dello stretto rapporto intrattenuto con l’onorevole Giusy Occhionero, trovava facile accesso presso gli istituti di pena, in cui intratteneva contatti anche con associati mafiosi detenuti, riuscendo anche a far allontanare le guardie per conseguire colloqui riservati su questioni ‘delicate’. Si osserva che le prerogative attribuite in sede parlamentare ai fini di collaborazione dei membri delle Camere venivano distorte e strumentalizzate fino a fornire la chiave di accesso a un mafioso presso le carceri italiane ai fini dei contatti con i mafiosi”.

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