Omicidio Loris, oggi la sentenza in Cassazione. Il pg: “Condanna per Veronica da confermare”

É atteso per oggi (21 novembre) il verdetto della prima sezione penale della Corte di Cassazione sulla condanna a 30 anni per Veronica Panarello, la donna accusata di aver ucciso, cinque anni fa, il figlioletto di 8 anni, Loris Stival, a Santa Croce di Camerina, il 29 ottobre 2014 e di averne poi occultato il cadavere gettando il suo corpo in un canalone in campagna.

La conferma della condanna è stata chiesta dal pg della Suprema Corte, Roberta Maria Barberino: il ricorso presentato dai legali della donna, secondo il pg, va respinto e il verdetto convalidato. “In questo caso di omicidio non si vede come l’aspetto istrionico della personalità della Panarello abbia potuto incidere sulla capacità di intendere il disvalore dell’omicidio del suo bambino”. “Non c’è nesso tra i tratti istrionici e narcisistici della personalità di Veronica Panarello e il delitto del quale è accusata” , ha aggiunto il Pg. “La chiamata in correità del suocero, è stato l’ennesimo tentativo di manipolazione messo in campo dalla donna”, ha rilevato il Pg riferendosi alla calunnia ai danni di Andrea Stival, nonno del piccolo Loris.

Il pg ritiene “congrua” la motivazione per la mancata concessione delle attenuanti “per l’assenza di resipiscenza, per la sua condotta processuale, per la gravità del delitto, e per l’occultamento del cadavere del piccolo Loris”. Ad avviso del Pg, non è “rilevante” la tesi difensiva che il delitto sia stato commesso d’impeto perché “rilevante è piuttosto la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato”. Sulla mancata individuazione del movente, il Pg ha ricordato che “l’accertamento della causale non è necessaria per stabilire la colpevolezza” .

La condanna a 30 anni della donna è stata disposta in primo grado dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, poi confermata dalla Corte d’assise d’appello di Catania nell’estate dello scorso anno. Il ricorso depositato nei mesi scorsi dal difensore, Francesco Villardita, contesta “l’illogicità” della sentenza di secondo grado, a partire dalla ricostruzione del delitto.

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