Palermo, blitz antimafia al Borgo Vecchio: 20 arresti. Le denunce dei commercianti

Un blitz antimafia nel quartiere Borgo Vecchio ha portato al fermo di 20 persone tra boss e gregari mafiosi ma l’operazione acquisisce una certa rilevanza grazie alla “ribellione” dei commercianti della zona stanchi delle vessazioni mafiose. Un importante tassello nel percorso di legalità di una città dove il muro di omertà è stato sempre difficile da abbattere, più che mai nel popolare quartiere.

L’operazione eseguita dai carabinieri, rappresenta la prosecuzione di inchieste passate sul mandamento mafioso di Porta Nuova e, in particolare, sulla famiglia mafiosa di Borgo Vecchio. Le accuse per i fermati vanno a vario titolo dalla associazione mafiosa al traffico di droga, dai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, estorsioni e danneggiamenti.

Oltre 20 le estorsioni accertate nel corso dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, 13 delle quali scoperte grazie alle denunce spontanee delle vittime. In 5 casi i commercianti hanno ammesso di pagare dopo essere stati convocati dagli inquirenti.

Tra i fermati di oggi c’è anche Angelo Monti, ritenuto il reggente della “famiglia” del Borgo Vecchio, dopo l’uscita dal carcere di tre anni fa. Monti fu arrestato già nel 2007 perché ritenuto al vertice della famiglia e dal 2017 era sorvegliato speciale. Scoperti anche i “colonnelli” del capomafia: il fratello, Girolamo Monti, anche lui arrestato nel 2007 e Giuseppe Gambino, già condannato per mafia, che secondo le indagini teneva la cassa della famiglia, e faceva da tramite tra i vertici e il gruppo operativo.

Gli “esattori” del pizzo erano Giovanni Zimmardi, Vincenzo Vullo e Filippo Leto. Dei traffici di droga si occupavano, invece, Jari Massimiliano Ingarao, nipote del boss, e i sue due fratelli. L’inchiesta, che ha fatto luce su oltre 20 estorsioni, conferma che Cosa nostra continua ad assistere economicamente le famiglie degli affiliati detenuti e a far cassa coi metodi tradizionali del racket, della droga, e dell’infiltrazione nel tessuto economico.

L’ELENCO COMPLETO DEI FERMATI: Angelo Monti, 54 anni, Jari Massimiliano Ingarao, 26 anni, Girolamo Monti, 45 anni, Giuseppe Gambino, 56 anni, Domenico Canfarotta, 42 anni, Pietro Cusimano, 58 anni, Danilo Ingarao, 25 anni, Gabriele Ingarao, 33 anni, Marcello D’India, 65 anni, Giovanni Zimmardi, 46 anni, Vincenzo Vullo, 46 anni, Alondi Paolo, 19 anni, Giacomo Marco Bologna, 29 anni, Antonino Fortunato, 20 anni, Filippo Leto, 48 anni, Matteo Lo Monaco, 30 anni, Giuseppe Lo Vetere, 21 anni, Ignazio Sirchia, 49 anni, Giovanni Bronzino, 66 anni, Salvatore Guarino 71 anni, nato a Forbach in Francia e residente a Palermo. 

Secondo quanto è emerso dalle indagini, la mafia del Borgo Vecchio controllava l’organizzazione delle celebrazioni per la festa della patrona, Sant’Anna, animate spesso da cantanti neomelodici: i mafiosi sceglievano e ingaggiavano i musicisti e, attraverso “riffe” settimanali, raccoglievano tra i commercianti le somme di denaro necessarie per lo spettacolo. Il denaro che restava veniva usato per il mantenimento in carcere dei mafiosi detenuti e per investimenti illegali.

La “famiglia” è intervenuta anche sui difficili rapporti tra tifosi ultras del Palermo. “Le indagini – scrivono gli investigatori – hanno delineato un significativo quadro di rapporti fra le tifoserie calcistiche palermitane e Cosa nostra. Ma non c’è alcun coinvolgimento della società”.

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