Palermo, confessa un omicidio compiuto nel 2015: il cadavere è stato ritrovato

I vigili del fuoco e i carabinieri ieri hanno recuperato i resti di un cadavere dentro un sacco sul Montepellegrino a Palermo dopo che un uomo, Damiano Torrente, 46 anni, si è presentato dai militari confessando di avere ucciso una romena di 30 anni, Ruxandra Vesco, nel 2015. In quell’anno era stata presentata una denuncia di scomparsa. Il corpo della donna era stato messo dentro un sacco e gettato nel dirupo dov’è stato trovato dai pompieri. Sul luogo del ritrovamento sono arrivati anche i Ris.

Damiano Torrente è stato fermato dopo che si è presentato ai carabinieri della stazione Falde e ha raccontato di avere ucciso nel 2015 Ruxandra Vesco, nata nel 1982, per motivi passionali. “Mi sono redento e voglio confessare il delitto”, ha raccontato ai militari l’uomo che vive nella zona del quartiere Montepellegrino. Così ieri ha indicato il luogo dove è stato trovato il sacco con i resti della donna.

Nella confessione Damiano Torrente dice di aver conosciuto la donna nell’estate 2015 all’Addaura. “Era una senza tetto – spiega – perchè il marito con cui viveva ad Alcamo insieme ai figli l’aveva buttata fuori casa. Tra noi è nata una relazione sentimentale e sessuale”. Quando Torrente conobbe la vittima la moglie era in Romania e lui racconta di aver ospitato Ruxandra nella sua villetta all’Addaura. Quando la moglie è tornata lui ha portato l’amante nell’hotel san Paolo pagando il soggiorno.

Torrente confessa di aver garantito un prestito di 2000 euro fatto alla vittima da un suo conoscente (che ritiene pericoloso e di cui non indica le generalità) e che fino alla restituzione della somma Ruxandra doveva dare un interesse settimanale di 50 euro. Per questo la donna si prostituiva con la protezione di Torrente (sposato con un’altra romena). L’uomo ha confessato di usare cocaina (fa anche il nome di chi gliela forniva) così come Ruxandra e di gestire un giro di prostituzione nelle strade adiacenti il porto di Palermo.

L’indagato dice di aver ucciso la donna, il 13 ottobre 2015, perchè “non solo lei voleva trasferirsi a casa mia ma minacciava di denunciarmi dicendo che io facevo il magnaccia”. L’uomo sostiene che dopo la morte di Alessandra ha saldato il debito con “un certo Michele che vive allo Zen, non voglio dire altro perchè è una persona pericolosa ed è stato anche sparato”. Torrente nell’interrogatorio col pm aggiunge: “Non voglio parlare di questo Michele anche per fatti diversi rispetto al fatto che fosse un usuraio. Non posso dire se questi fatti c’entrano con la morte di Alessandra, in carcere non sopravviverei due giorni”.

Il sacerdote che ha assistito Torrente nel suo percorso di “redenzione” sostiene che l’uomo “voleva mettere in pace la propria coscienza con il Signore, voleva cambiare vita e questo l’ho percepito con estrema chiarezza. Ci siamo incontrati per la prima volta oltre un mese fa anche se non era un fedele della mia comunità. Da allora ha iniziato il suo percorso e ci siamo visti quasi ogni giorno. Gli ho detto che era fondamentale chiudere i conti con la giustizia prima ancora di ricongiungersi con il Signore”.

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