Palermo, duro colpo al mandamento mafioso di San Lorenzo: dieci arresti

Nuovo colpo nei confronti del mandamento mafioso di San Lorenzo e Tommaso Natale. A Palermo i carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno arrestato dieci persone (9 in carcere e un ai domiciliari) in quella che è stata denominata “operazione Teneo”. Di nuovo in carcere Giulio Caporrimo, uscito dal carcere nel 2019 e che avrebbe ripreso il controllo del mandamenti.

GLI ARRESTATI: In carcere sono finiti Vincenzo Billeci, 51 anni, Andrea Bruno, 52 anni, Giulio Caporrimo, 51 anni, Francesco Di Noto, 31 anni, Andrea Gioé, 52 anni, Baldassarre Migliore, 53 anni, Vincenzo Taormina, 48 anni, ai domiciliari, Giuseppe Enea, 30 anni. Già detenuti Francesco Paolo Liga, 56 anni e Nunzio Serio, 43 anni. 

Le accuse nei loro confronti sono gravi: si va dalla associazione per delinquere di tipo mafioso alle estorsioni aggravate, dal furto aggravato alla violazione delle prescrizioni imposte dalle misure preventive. L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, rappresenta la prosecuzione delle operazioni ‘Oscar’ (2011), ‘Apocalisse’ (2014) e ‘Talea’ (2017) che avevano portato in carcere capi e gregari del mandamento con Francesco Paolo Liga (figlio dello storico boss Salvatore Liga, detto “u Tatenuddu”), poi affiancato da Giuseppe Biondino (figlio di Salvatore, l’autista di Totò Riina), arrestato di nuovo nel gennaio 2018.

L’operazione ‘Teneo’ prende il via dal controllo delle attività di Vincenzo Taormina, imprenditore del settore movimento terra, ritenuto particolarmente vicino a Francesco Paolo Liga reggente non sempre ben visto dagli affiliati. Questi ultimi, secondo gli investigatori, riponevano grandi aspettative nella scarcerazione nel febbraio 2017 di Giulio Caporrimo e poi di Nunzio Serio e di altri affiliati arrestati nell’operazione ‘Oscar’. I due erano venerati e ossequiati per la capacità di comando, il carisma e l’influenza nella dinamiche mafiose. Gli equilibri mafiosi si sarebbero così spostati immediatamente in favore dello stesso Giulio Caporrimo e di Nunzio Serio, con un evidente ridimensionamento di Francesco Paolo Liga, senza che questi venisse comunque esautorato.

Nel corso delle indagini, le telecamere e le microspie dei carabinieri registrarono diversi incontri tra Caporrimo e Serio avvenuti anche al largo delle coste palermitane, sui rispettivi gommoni. Uno spaccato anche pittoresco dei “costumi” mafiosi visto che le microspie registrarono che il primo si lamentava per la presenza delle moto d’acqua che scorrazzavano nei pressi di Sferracavallo. Il capomafia raccontava di essere intervenuto personalmente nei confronti di alcuni di loro, originari dei quartieri di Brancaccio e di Pagliarelli, i quali, riconoscendolo, avevano tenuto un comportamento ossequioso tanto da essersi subito spostati sulla zona di Mondello perché a Sferracavallo “c’era lo zio in porto”.

Le indagini sono scattate in seguito alla denuncia di due imprenditori edili che si sono ribellati al pizzo. L’inchiesta ha ricostruito 7 vicende estorsive consumate o tentate di cui 2 denunciate spontaneamente dalle vittime.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI